domenica 26 marzo 2017

Una gatta e la sua farmacista - 5

Era ora, capo, finalmente sei tornata. È tutto il giorno che ti aspetto e cominciavo a spazientirmi. Qui tutto bene: sono stata due ore di vedetta alla finestra della cucina e ti posso assicurare che in giardino non abbiamo avuto intrusione di pelosi stranieri. Sono riuscita anche a fare due capatine al limite del balcone (se mi lasciassi la portafinestra aperta potrei fare un numero maggiore di verifiche: dai, ormai é primavera, c'è caldo, non ti senti soffocare a tenere tutto chiuso? Se hai freddo, mettiti una maglia, ma fai entrare questo profumo inebriante di verde novello): tranquilla, é tutto sotto controllo, roditori nessuno,  insetti ancora pochi, emergenza formìche nulla da dichiarare. Io il mio lavoro l'ho fatto e tu con il tuo come sei messa?
Stanca? È normale, anch'io sono stanca, che cosa vuol dire? Speravi di correre tutto il giorno ed essere pronta e pimpante per una serata di follie? Guarda che la primavera non c'entra e neppure l'età, o perlomeno, non del tutto: chi corre tutto il giorno alla sera é stanco, altrimenti invece di un essere vivente, sarebbe una macchina. Sempre ammesso che anche le macchine non si stufino e quando meno te lo aspetti ti piantino in asso, come tu fai esperienza molto spesso.
Dai, capo, adesso smettila di aggirarti e siediti qui, tranquilla, vicino a me, anzi con me sulle ginocchia: lo sai che questo é il momento più bello della giornata? Tu dici sempre che le ore più belle sono le prime del mattino, quando ancora il giorno é lí da venire, gravido di promesse e di speranze, ma io é questo quello che preferisco, quando ci lasciamo la fatica e le difficoltà alle spalle e ci raccontiamo ciò che é successo, ci congratuliamo reciprocamente per i nostri successi e ci consoliamo per i fallimenti.
Ecco, così, da brava, allunga le gambe così mi posso mettere comoda  e adesso parliamo un po': come stanno i tuoi clienti? Scusami, volevo dire pazienti, lo so che non ti piace chiamarli clienti: pazienti pazienti pazienti, prometto che non sbaglierò più.
Beh, stanno tutti bene? Come dici, ci sono delle cose che proprio non capisci? Solo qualcuna? Io centinaia, se é per questo, e non faccio tutte le storie che fai tu. Adesso non cominciare subito ad adombrarti e spiegami bene che cosa é successo: magari parlandone insieme, con calma, o troviamo una soluzione al tuo problema o ce ne facciamo una ragione e ci mettiamo l'anima in pace.
Dunque: un signore in lá con gli anni (d'accordo, si dice "non più giovanissimo". Come vuoi tu: non facciamo però un processo ad ogni parola o non ne veniamo più a capo) dopo una grave emorragia interna ha continuato a gestire da solo i farmaci che agiscono sulla coagulazione del sangue e oggi ha rischiato una seconda emorragia.
Beh, perché ti meravigli in questo modo? Lo sai quante volte succede? Cosa c'è di così strano: semplicemente le persone non si rendono conto di quanto i farmaci possano essere pericolosi e che non sono in grado di stabilire da soli le  dosi e quando e come assumerli.
Ah, sono mesi che lo dici a lui e ai suoi figli e sono mesi che ti rispondono che sono perfettamente in grado di cavarsela da soli anche di fronte all'evidenza del contrario. Continui a chiederti che  cosa li renda così sicuri di non aver bisogno di aiuto e così diffidenti verso di voi che glielo volete dare.
Non lo so, capo. Posso solo azzardare delle ipotesi, ma so già che non ti piaceranno.
Comunque: per troppi anni avete mandato alle persone messaggi troppo discordanti e contraddittori, nella guerra fra marchi e generici avete smarrito la priorità del principio attivo e del dosaggio, nella rivalità con i medici si é perduto il senso di collaborazione reciproca, sul campo di battaglia della sopravvivenza é caduta l'identità professionale e di ruolo.
Su, non farne una questione personale e non avvilirti, vedrai che piano piano, una persona alla volta, riuscirai a convincerle che un buon farmacista magari non ti salva la vita, ma può almeno semplificarla notevolmente.
Stai meglio? Te lo avevo detto che affrontare insieme le difficoltà ci fa sentire meno soli e rende l'esistenza più leggera.
Adesso, però, lasciami un po' tranquilla: la primavera é arrivata e l'invasione di formiche é alle porte. Devo elaborare un piano di difesa per fermare l'assalto alla nostra cucina. Mentre io pianifico, però, tu non stare lì impalata ad aspettare un miracolo dal cielo, datti da fare e pulisci tutto per bene, altrimenti abbiamo già perso la guerra prima ancora di cominciare.


domenica 19 marzo 2017

Una gatta e la sua farmacista - 4

Senti, capo, mi sarebbe venuta un'idea. Perché non facciamo anche noi come molti tuoi colleghi  e prepariamo qualche bel video per i nostri clienti e amici? Modestia a parte, io una certa presenza scenica l'avrei e in quanto a personale penso proprio che posso dire la mia, non credi?
Ne ho parlato anche al mio circolo peloso e tranne quella smorfiosa della  gatta di tuo marito, quella Filtri per intenderci, sicuramente invidiosissima, tutti sono stati d'accordo che farei una figura magnifica.
Cosa dici? Non ti piace l'idea? Non ti interessa una comunicazione veloce, efficace, dinamica, facilmente fruibile da tutti, alla portata di tutti, popolare e immediata?
Questa me la devi proprio spiegare: perché noi dobbiamo sempre complicarci la vita? Perché, almeno per una volta, non possiamo fare come tutti, prendere una strada già battuta, rincorrere un successo facile e concreto? Ah, già, a te le cose semplici non piacciono, se tutti vanno di qua tu devi andare per forza di là, a te piace la parola scritta, la sottile magia che si evoca ogni volta che le parole si srotolano sulla pagina e i pensieri, da confusi ed indistinti, diventano prima segno che suono, e costringono i tuoi poveri lettori a un'attenzione impegnativa.
Ma dove vivi? Pensi davvero che il mondo sia come tu lo vuoi? Oggi nessuno vuole fare sforzi inutili, i giovani preferiscono un'informazione rapida semplice, pigi su un tasto l'ascolti  e via, senza tutta quella fatica di leggere una parola dopo l'altra, cercare di capire anche quando usi dei termini meno comuni, entra un messaggio, esce un messaggio, avanti il prossimo, c'è posto e tempo per tutti.
Sai quante nuove persone potremmo raggiungere, quanti mi piace, che fama, che popolarità?
Non ti interessa? E che cosa, di grazia, ti interessa?
Come sei complicata! A te piace costruire piano piano dei legami più profondi, condivisi e partecipi, il tuo impegno nello scrivere e lo sforzo di chi ti legge, la cura con cui scegli le parole e la cortesia di chi le accoglie, il desiderio di rubare una frazione di tempo in più perché ogni cosa non svanisca immediatamente come se non fosse mai esistita. Le parole servono per far emergere i pensieri, costruire i ragionamenti, articolare le argomentazioni: senza parole l'animo é imprigionato in un silenzio senza futuro.
Va bene, capo, ho capito: il tuo lavoro non é per tutti, lo posso anche capire.
Fai solo quello in cui credi e nel modo che ritieni giusto, e anche questo ha una sua logica.
Ma, qualche volta, potresti scendere a qualche piccolo compromesso, cosa ne dici?
Che bisogno c'era, ad esempio, di sconvolgere quel povero ragazzo che é venuto accompagnato dalla mamma per chiederti un ricostituente che lo aiutasse a imparare meglio e più in fretta? In fondo che cosa ha fatto di male a cercare un aiutino per cercare di non farsi bocciare?
Li hai fatti sedere, con calma, madre e figlio, e li hai travolti con le tue idee strampalate sull'importanza di non inseguire un voto, che non significa niente o veramente molto poco, ma di rincorrere una curiosità, un interesse, un bisogno di comprendere più intimo e profondo.
Hai visto come ti guardavano? Avrebbero semplicemente voluto un rimedio che desse loro l'illusione di una soluzione qualunque, magari qualcosa di innocuo con effetto placebo, la pillola magica che risolve tutti i problemi, che fa ricordare quello che non si é studiato né tantomeno capito, giusto il tempo di un compito in classe o di un'ultima interrogazione.
Ma tu no, tu non fai queste cose, tu li intrattieni per un'ora spiegando che le scorciatoie non esistono, né le pillole magiche, né i miracoli usa e getta.
Li hai convinti? Naturalmente no.
Sono usciti confusi e sconcertati e sono andati difilato in un'altra farmacia dove hanno comprato quello che stavano cercando e che tu non gli hai dato. E ne sono rimasti sicuramente molto più soddisfatti.
Che cosa c'è di male in tutto questo? Era così difficile accontentarli?
Lasciamo perdere, tanto parlare con te di certi argomenti é come parlare al vento.
Torniamo a questioni più serie: allora, che ne dici, mi fai fare dei video? A me piacerebbe moltissimo e potrei fare veramente faville. Vedrai, proporrò a tutti un sacco di rimedi miracolosi, anche per le pene d'amore se occorre, così tu diventi ricca, io una star acclamata, e tutti  finalmente vivranno felici e contenti





domenica 12 marzo 2017

Una gatta e la sua farmacista - 3

Su, su, capo, alzati. Cosa ci fai ancora a letto? Non ti sei accorta che le giornate si sono allungate e adesso, al mattino, albeggia molto prima? Dai, dai, alzati, non possiamo perderci il meglio della giornata, la luce che piano piano illumina la cucina, il profumo corroborante del caffè caldo. E poi io ho fame: lo dici sempre che la  colazione é il pasto più importante, che al mattino bisogna mangiare perché veniamo dal digiuno della notte e il fisico ha bisogno di carburate per rimettersi in moto.
Allora, ti vuoi decidere? Le testatine affettuose te le ho date, i grattini anche, adesso mi costringi a passare alle maniere forti o qui ci diventiamo vecchie. Su, dai, e che ci  vuole: una volta che sei in piedi il più é fatto. Il più difficile é il primo passo, poi tutto il resto viene da sé.
Ecco, brava: prima un po' di croccantini nella ciotola bianca, poi una scatoletta nel piatto blu. Che gusto mi offri, oggi? Salmone e gamberetti, o salmone o gamberetti? Perché, sai, oggi é domenica: mi andrebbe una cosina più sfiziosa del solito. Facciamo così: mezza scatoletta di salmone e gamberetti e mezza di alicette. Cosa dici? Troppo complicato? Ma é domenica, do-me-ni-ca, in qualche modo dobbiamo festeggiare: tu non vai a lavorare e io mi merito una colazione sontuosa. Mi sembra giusto.
Ah, tu devi lavorare comunque? E che cosa dovresti fare, di grazia? Scrivere con il computer sarebbe lavorare? Ma va là, lavorare sul serio é tutta un'altra cosa. E poi non ti ci ha mica obbligato nessuno: se non ne hai voglia, non lo fai. Punto.
Hai un sacco di persone che alla domenica aspettano i tuoi post? Non li puoi deludere né abbandonare?
A parte il fatto che, se mai, non aspettano te, ma ormai vogliono tutti me (tu, al massimo, mi puoi fare da segretaria/dattilografa/interprete perché, come ti ha detto anche quel tuo amico che é venuto a trovarti l'altro giorno, annovero ammiratori perfino fra i cani, per non parlare dei pappagallini e canarini vari), se non hai voglia di andare avanti, molla tutto che tanto non muore nessuno. Vedrai che sopravviviamo tutti ugualmente.
E poi perché alla domenica mattina non vai più fuori a camminare? Che pensata é mai questa? Te ne stai qui, al chiuso, con questo bel sole, sbatacchiando sedie e cassetti, aggirandoti  per la casa come il fantasma di Notre-Dame, mettendo in ordine cose che non ritroverai mai più, vagando senza pace all'inseguimento di una parola o di un pensiero che ti aleggia inespresso sotto la soglia della coscienza.
Dai, esci, fuori di qui, mi sembri in prigione. Mettiti  le tue scarpe da corsa, quelle tecniche, non quelle cosette da signora per bene che ti rovinato i piedi e la schiena (e controlla bene la suola, che non sia troppo consumata: da brava, appoggiale su un tavolo e assicurati che non siano troppo sformate, altrimenti ti faranno più male che bene); una generosa spalmata di crema solare, mi raccomando con la massima protezione, se non vuoi che la tua pelle finisca per fare invidia sia al cane Plissé (hai presente lo Shar Pei della tua amica Eleonora?) che a Macchia, il Dalmata del nostro vicino di casa;  e adesso fuori, magari sul lungolago che ti piace tanto e che oggi deve essere proprio incantevole.
Al tuo ritorno ti voglio vedere allegra e sorridente, con le guance colorite e l'umore più sereno e rilassato, come sempre quando fai un po' di esercizio fisico e ricominci a respirare a pieni polmoni.
E anche voi, Irish e Dimitri, non penserete di andarvi a sdraiare su qualche letto e a poltrire fino all'ora di pranzo? Fuori, fuori, in giardino, a rendervi utili: forza, bisogna pattugliare la proprietà contro l'invasione di lucertole, verificare che qualche topolino non sconfini, tenere a debita distanza passerotti e pennuti vari. Per forza vi hanno soprannominato fratelli Trudi: siete peggio di due gatti di peluche, con meno vivacità delle due statuette di legno che reggono i libri sullo scaffale. Fuori.
Uff, che fatica. Ogni mattina dirigere il traffico diventa più impegnativo: tu fai questo, tu fai quello, tu vai di qua, tu invece di là.
Sono spossata. Quasi quasi vado a farmi un riposino, che a mezzogiorno saran già tutti di ritorno e bisognerà organizzare una sottospecie di pasto, perché son capaci di essere anche tutti affamati

domenica 5 marzo 2017

Una gatta e la sua farmacista - 2

Finalmente sei tornata, capo. È inutile che cerchi di rabbonirmi con tanti grattini dietro alle orecchie: sono offesissima e non intendo degnarti di uno sguardo per tutta la giornata. Sono stufa di essere abbandonata e di essere lasciata sola ad occuparmi di quella banda di sciagurati che costituisce il tuo universo. Tutti entrano ed  escono a loro piacimento, neanche questa casa fosse un albergo. E non parliamo poi di tuo marito, del tutto incapace di dare delle regole. Memé è sempre fuori e di notte torna tardissimo; poi dorme tutto il giorno nascosto sotto i tuoi vestiti e, ragazzino com'è, non riesce a catturare neppure una  lucertolina ancora intirizzita dal freddo. Il Nano, poi, le lo dico, entra, brontola, si lamenta di tutto e di tutti, e se ne va ad occupare il tuo posto sul divano. Il nostro posto, per l'esattezza. Vedi tu se possiamo andare avanti ancora così. E poi ti meravigli se con te sono arrabbiatissima! Mi hai lasciata da sola a governare questa situazione impossibile e pretenderesti  anche che fossi tutta allegra e felice di rivederti!
No, aspetta, perché adesso hai quell'aria mogia mogia? Ehi, capo, che ti succede? Guarda che ne possiamo parlarne: lo sai che io brontolo brontolo, ma poi mi passa subito. Non mi piace vederti così, non è da te: ti preferisco quando sei tutta esagitata e ipercinetica, non quando ti siedi nel tuo angolo con quel l'aria da "Signora delle Camelie", ultimo atto.
Sei stanchissima? Davvero? Pensa un po', e io che credevo fossi bionica! Adesso non cominciare con le fantasie più sfrenate: non hai niente di grave, non sei malata, stai tranquilla, conduci solo una vita impossibile. Sempre di corsa, sempre con mille cose da fare, tutti gli impegni del mondo sono tuoi: che cosa vorresti? Essere anche distesa e riposata, cose se uscissi da una spa? In piedi dalle sei (d'accordo, un po' è anche colpa mia, ma tanto tu sei già sveglia: che cosa ci fai ancora a letto? Alziamoci, dai, che abbiamo da fare), se non sei in laboratorio, sei al banco, e se non sei in farmacia sei al computer. Alla sera crolli, ma siccome sei una testona, hai ancora il tablet in mano perché c'è sempre un'ultima e-mail alla quale rispondere o qualcuno che aspetta una risposta. Ti addormenti sul divano, poi ti svegli per andare a letto e non ti riaddormenti più: devo essere proprio io a dirti che ti devi dare una regolata? Non ci arrivi da sola?
Metti giu immediatamente quello che stai mangiando! Non fai che ripetere ai tuoi clienti che riempirsi di cibo spazzatura non aiuta nessuno e poi ti becco con le mani nel sacchetto delle patatine? Facile predicare bene e razzolare malissimo! Mi stai deludendo, te lo dico subito. E poi: chi ha comprato quelle cose? Non avevamo stabilito che quello che non si compra non c'è e non si mangia? Va bene, è stato quello scombinato di tuo marito, ma adesso, da brava, buttale subito nella spazzatura (mi raccomando, nell'umido, e senza sacchetto, così siamo sicure che non le mangia più nessuno), buttale e non pensarci più. Tuo marito si arrabbierà? Pazienza, non mi sembra che possa permettersi di mangiare queste cose neppure lui.
Quante volte mi hai detto che più si è stanchi e più bisogna togliere, non aggiungere: togliere gli alimenti grassi e dolci che affaticano un organismo già in difficoltà, per non costringerlo anche a digerire e a smaltire calorie in eccesso. Selezionare e ridurre gli impegni riflettendo sulle priorità: dici sempre che la stanchezza offre la migliore delle occasioni per ragionare su quali siano per ciascuno di noi le cose veramente importanti e che richiedono veramente il nostro impegno, accantonando tutto ciò che, tutto sommato, non è poi così imprescindibile. Evitare l'illusione che offrono ricostituenti ed integratori: si integra solo quello che manca e con tutto quel ben di Dio che offrono i mercati è molto meglio correggere l'alimentazione con frutta e verdura fresche che imbottirsi di prodotti a caso, solo perché lo dice la pubblicità. Infine, la cosa più importante, smetterla di lamentarsi e autocommiserarsi: con tutte le disgrazie, vere, che, purtroppo, esistono, cosa vuoi che sia un po' di stanchezza?
Sai cosa ti dico, capo? Per questa volta ti perdono. Adesso tu lasci tutto quello che stai facendo, vai a farti una bella passeggiata che così ti rilassi e ti schiarisci le idee, oltre a fare un po' di sano esercizio fisico che non guasta mai, e, quando torni, ci mettiamo sul divano vicine vicine e ci facciamo tante belle coccole: vedrai, capo, in meno che non si dica torni come nuova. Parola di Pallo.

domenica 26 febbraio 2017

Una gatta e la sua farmacista - 1

Ebbene sì, sono diventata famosa.
La mia umana qualche sera fa è tornata a casa e mi ha raccontato che un suo cliente è entrato in farmacia e, prima ancora di esporle il suo problema, le ha chiesto come stavo io. Ci pensate? È vero, modestia a parte, sono una gatta veramente speciale! Tutta tigrata e con un pelo morbido morbido, forse appena un po' in carne, simpatica e carismatica, volete altro?
Allora, vi dicevo, una sera il mio capo (la chiamo così perché è la mia umana di riferimento, e poi, paturnie a parte, è lei quella di cui mi fido di più) é tornata a casa, mi ha fatto un grattino sulla testa e mi ha detto questa cosa qui, che stavo diventando famosa, insomma; poi, sempre cercando di rabbonirmi, mi ha comunicato che se ne va via per tre giorni, per lavoro ha specificato, come se questo la giustificasse e la assolvesse. Ma, dico io, devi proprio stare via per tre giorni? Non puoi fare come tutti? Prendi la macchina e parti, fai le tue cose e poi torni subito a casa che qui abbiamo bisogno di te: non ci puoi abbandonare sempre così, ti rendi conto che con la scusa del lavoro non ci sei mai?
E per quale lavoro, poi! Fai la farmacista, mica chissà che.
Ieri ho conosciuto Nerone, che é amico del fratello di un amico del gatto di un altro farmacista e mi ha confermato un sospetto che avevo già: sei tu che sei tutta strana, capo, che vuoi salvare il mondo a tutti i costi, sempre pronta a sposare le cause più peregrine e a combattere le guerre più strampalate. Lo so che ti senti a metà fra la Pasionaria e la Florence Nightingale dei farmacisti, ma ce n'è proprio bisogno? Non puoi stare buona e tranquilla a fare il tuo lavoretto con dignità? Vendi tante belle scatoline colorate, distribuisci in giro carinerie e buone parole, e torni da noi con tanti croccantini per tutti. Non può essere tanto difficile, non credi?
Poi ti succede come quella volta in treno in cui hai incontrato quella signora tanto carina a cui hai parlato entusiasta del tuo lavoro sull'aderenza terapeutica, di come vi prendete cura dei pazienti cronici sistemando tutti i loro farmaci, in modo che debbano solo aprire il contenitore e ingerirli,  e lei bella bella ti dice che anche i suoi genitori debbono assumere molte medicine ogni giorno, ma non sbagliano mai, anzi si arrangiano benissimo da soli. E quando tu (che, diciamocelo, quando vuoi sei una gran rompiscatole)  dopo averla fatta chiacchierare per un po', hai scoperto che il padre era appena stato ricoverato per l'ennesima volta a causa del diabete sempre scompensato e che la madre, che ha il morbo di Parkinson, non riesce a dividere le compresse come ha indicato il medico, hai fatto notare che é esattamente questo a cui serve un farmacista, a fare in modo che le persone non abbiano difficoltà a seguire le indicazioni del medico, lei ti ha guardato perplessa e ha commentato poco convinta che non hanno bisogno di nessun farmacista, che, se proprio proprio ce ne fosse bisogno, ci pensa lei, ci pensa, che tanto ormai é quasi meglio di un medico, e di sicuro meglio di un qualsiasi farmacista.
Sei tornata a casa avvilita e mi hai tormentato la vita chiedendomi mille volte in che cosa avete sbagliato per essere considerati così poco: cosa vuoi che ne sappia io, in fondo sono solo una gatta di periferia, non ho tutte le risposte che chiedi. Però un'opinione in merito ce l'avrei:  mi sembra che molte persone non si rendano  conto che le medicine non sono caramelle e che una in più o una in meno  possono fare la differenza fra stare bene o stare male. Lo so che a me questa cosa continui a ripeterla e mi fai una testa così  ogni santo giorno, ma agli altri lo dici? E i tuoi colleghi, e i medici, lo dicono sempre anche loro?
Te lo ricordi quel tizio che quella volta ti chiese un farmaco senza la necessaria ricetta del medico e al quale spiegasti che non potevi darglielo perché era pericoloso assumerlo a caso, te lo ricordi che cosa ti disse? "Non entrerò mai più in questa farmacia perché sembra che qui vendiate solo veleni". Te lo ricordi? Ecco, secondo me, non avete spiegato abbastanza alle persone che i farmaci presi male sono veleni e non danno i benefici sperati.
Adesso smettiamola con queste chiacchiere. Cosa credi, che non mi sia accorta che stai cercando di distrarmi dal pensiero che ci abbandoni per tre giorni? Non sono mica nata ieri, io. Cerca di tornare a casa in fretta che con tutto quello che c'è da fare non avresti proprio il tempo di andare in giro a fare chissà che cosa. Mentre tu ti fai tre giorni di vacanza noi dobbiamo lavorare, noi, non dimenticartelo

martedì 21 febbraio 2017

Grazie

Grazie a tutti voi.
Per gli auguri, numerosissimi, che ogni anno finiscono per commuovermi.
Per aver letto il mio blog, iniziato un po' per gioco e un po' per sfida, ma che mi ha dato l'occasione di entrare in contatto con tante persone e creare questi legami speciali che ci rendono la vita un po' più piacevole e più leggera.
Per esserci, semplicemente, perché dietro ogni like e ogni emoticon c'è qualcuno che ha voglia di regalarti un minuto della sua vita e questo é forse il regalo più bello di tutti.
La gatta Pallo mi ha pregato di trasmettervi anche le sue parole (scrivo dietro rigorosa dettatura): cari aMici, voglio dirvi anch'io qualcosa, perché non mi fido tanto di quello che vi dice la mia umana, dato che fatico a leggere tutte quelle lettere piccoline (cosa volete, ho anch'io la mia età, non sono più tanto una gattina di primo pelo).
Dunque, dicevo: voi umani avete questa mania di festeggiare il giorno in cui siete nati, ma l'essere nati  non é un merito, nasciamo per caso o per volere divino, ma sicuramente non per merito nostro. Neppure quello che siamo diventati é tutto merito nostro: nascere in una famiglia rispetto ad un'altra, in una parte del mondo o in un'altra, non é dipeso da noi e dal nostro impegno. Il caso, o la fortuna, o la sfortuna hanno deciso per noi.
E allora che cosa avrete mai da festeggiare, dico io.
L'unico merito che avete, se lo avete, é di aver coltivato e fatto fruttare i doni che avete sicuramente avuto dal Padre Eterno. Guardate me: da piccola sono stata abbandonata con due miei fratelli nel giardino di questa casa. Uno dei miei fratelli non ce l'ha fatta e l'altro ha scelto la libertà e appena ha potuto é andato in cerca di fortuna. Io ho capito subito che questa era la mia casa: tanto ho fatto, appostandomi fuori da una finestra, occhi languidi e tutto il resto, che, alla fine, sono riuscita si ad entrare, e da allora non ne sono più uscita. Certo é che non me ne sto con le mani in mano ed ogni tanto sono veramente piena di lavoro, ma, cosa volete, la mia vita, in fondo in fondo, non é malaccio: la mia umana di riferimento é una gran squinternata, ma, tutto sommato, non é poi così male.
È vero che se fosse per lei avremmo sempre la casa invasa da tutti i pelosi e gli umani possibili, e non vi dico che fatica a mantenere un certo ordine e una certa disciplina! Alla sera fa spesso tardi e mi tocca anche andare a prenderla al lavoro e ricordarle che é ora di smetterla, che a casa c'è gente che ha fame, é stanca e ha voglia di mettersi comoda sul divano: e basta con quel computer, mettilo giù che poi la tua oculista ti fa la predica e minaccia di chiuderti a chiave in una stanza buia, così poi mi devo occupare io proprio di tutto e tu sei nervosa e non mi fai i grattini giusti dietro le orecchie.
Beh, insomma, avete capito, mi é andata bene, ma ci ho messo del mio e questo sí che é un merito, come é un merito mio se me la tengo da conto questa mia umana, cerco di starle sempre vicina vicina, anche se dice che sono pesante e sono bollente e non le do tregua, ma poi si vede che é contenta e mi vuole bene ed é felice che mi occupi di lei.
Ecco, secondo me, é questo che dovreste festeggiare voi umani, altro che compleanno: siete amici, avete mille maniere per parlarvi, non avete difficoltà a comunicare, non é come per noi gatti che abbiamo ancora qualche problema ad allargare il branco, per noi non é mica così facile usare questo benedetto computer! Ci stiamo  attrezzando, ma tutti questi tasti che confusione!
Basta, ho finito, quello che avevo da dire l'ho detto. No, anzi, un'altra cosa da dire l'avrei: la mia umana, tanto per cambiare, sta facendo un sacco di storie per questo benedetto blog, dice che non é sicura di avere qualcos'altro da raccontare, che non sa se é capace di andare avanti. State tranquilli, ci penso io, come al solito: adesso le dico di smetterla subito, di piantarla di fare tragedie su tutto, qui c'è da lavorare, non abbiamo tempo da perdere in chiacchiere inutili, non mi può far fare una brutta figura, ci sono degli umani che aspettano, non li possiamo deludere.
 Troppo facile mollare alla prima difficoltà: vuoi avere qualche cosa da festeggiare l'anno prossimo? E allora datti da fare, che a nascere e basta son buoni tutti

domenica 19 febbraio 2017

Domenica pomeriggio

Non ho ancora finito di scrivere il blog e sono un'anima in pena. Mi aggiro fra la cucina ed il salotto sperando di trovare un'ispirazione tra le calamite del frigo e i libri sparsi un po' dovunque, compreso il pavimento e ogni superficie disponibile.
Niente. Le ultime frasi proprio non mi vengono.
Sono perfino a corto di parole: mia figlia mi ha prestato un dizionario di sinonimi e contrari, piccoletto, i termini che mi propone li conosco tutti. Me ne serve uno ben più corposo: sono sicura di averlo, ma chissà dove é finito. È curioso scoprire dove si nascondono le cose e i libri in particolare: in teoria  basterebbe ricostriuire l'ultima volta che sono stati usati, in realtà sono assolutamente sicura che si divertano a giocare a nascondino giusto per rendere il ritrovamento più emozionante.
Lo ritrovo in camera di mia figlia e scoppia una discussione all'ultimo sangue sulla rivendicazione di proprietà e sul diritto d'uso: non ho mai capito perché le mie cose tendono a diventare patrimonio comune della famiglia,  mentre le cose dei miei figli sono loro e basta. Mentre invoco un giudice supremo che regolamenti con equità la condivisione degli oggetti, mi devo accontentare di un momentaneo, magnanimo prestito. Per questa volta mi é andata bene: agguanto il dizionario e comincio a sfogliarlo sempre più affascinata.
Subisco da sempre un'attrazione irresistibile verso il linguaggio come forma di comunicazione e la parola scritta in particolare. Ci sono pensieri indistinti, sensazioni particolari, sentimenti confusi che riescono ad esplicarsi solo quando trovano le parole più giuste per materializzarsi attraverso una pagina scritta. Le scrivi o le leggi e capisci subito che era proprio così che le avevi pensate, che erano da sempre nella tua testa, ma non lo sapevi o non ne eri cosciente. Eppure, adesso che le vedi lí, nero su bianco, ti sembra quasi impossibile che non ti fosse da sempre tutto chiarissimo.
Una spinta irresistibile ti spinge a scrivere: per un sacco di tempo hai resistito, hai cercato di fare  finta di niente, sicuramente non ne sei capace, chissà che orrore ti uscirà. Però ne hai voglia, non lo confesseresti neppure sotto tortura, ma vorresti almeno provarci, in fondo un tentativo si può sempre fare, puoi smettere in qualunque momento e nasconderti fino a scomparire nel nulla.
Poi il gioco ti prende la mano: settimana dopo settimana, parola dopo parola, diventa un appuntamento costante, un impegno preso prima di tutto con se stessi, i figli che ti prendono in giro perché sei una mamma proprio buffa, non fai la mamma come tutte le altre, lo sai che i nostri amici ti leggono sempre.  Hai finito? Guarda che stanno aspettando, anch'io sto aspettando,  devo essere io la prima a leggere quello che scrivi, non posso fare una brutta figura.
Il gatto Memé, il  ghostwriter, si é stancato di giocare con il tablet: annoiato chiede di uscire. Qui non si va avanti, non ci sono più letterine da inseguire sullo schermo, vado a cercare una lucertola, che é meglio.
Arriva con calma la gatta Pallo per controllare cosa succede o cosa non succede: tu adesso ti siedi tranquilla e stai ferma e buona e finisci questa cosa. Io ti posso aiutare sdraiandomi sulle tue gambe, così é sicuro che non ti puoi muovere e non continui a girare senza pace: cosa ci vuole, ti metti lì buona buona e in dieci minuti hai finito. Porta pazienza, Memé é ancora giovane, non ha ancora capito che con te ci vogliono le maniere forti. Adesso ci penso io, con te, da qui non mi muovo, vedrai che in quattro e quattr'otto la smetti di fare i capricci e va tutto a posto.
E se poi quello che scrivo non piace a nessuno? Questa settimana é un disastro: sono sicura che nessuno mi leggerà e quei pochi che leggeranno si annoieranno a morte o traviseranno quello che volevo raccontare.
E allora? Da quando in qua ti preoccupi di queste sciocchezze? Smettila di perdere tempo e concentrati: é inutile che ti nascondi dietro la paura di non piacere a nessuno. Tanto a tutti non si può piacere comunque, neppure a me piace sempre quello che fai, eppure non faccio tante storie, ti voglio bene lo stesso anche se non sei una umana proprio perfetta. Mi accontento, cosa vuoi farci, mi dicono che ci sono umani anche peggiori. E poi potresti anche ringraziarmi, qualche volta: guarda che lo so che quando sei a corto di idee parli di me. Con tutta la fatica che faccio non ti chiedo neppure un compenso: dai, sbrigati, così almeno mi allunghi qualche croccantino, che a forza di darti suggerimenti e di farti tutto il lavoro mi é venuta proprio fame