- Senti, Pallo, mi sarebbe venuta un'idea.
- Mi dispiace, capo, sono diventata completamente, irrimediabilmente, drammaticamente sorda.
- Dai, cosa ti costa? È veramente una buona idea.
- Non ti ascolterò. Sono stufa marcia delle tue pensate. Stufa, hai capito? Stufissima, che più stufa non si può. Non ne posso più di essere travolta dalle tue idee: ne hai dieci al giorno, una più strampalata dell'altra, una più faticosa e inconcludente dell'altra. Basta, fa caldo, non te ne puoi stare un po' tranquilla e dedicarti al mezzo punto come le mature signre per bene? Hai presente quelle belle signore eleganti che trascorrono i pomeriggi fra una partita di bridge, un tè con le amiche e qualche sana edificante lettura? Ecco, così devi fare. Se hai una qualità è proprio quella di non aver mai creduto alle leggende sull'eterna giovinezza: sei vecchia e questo è un dato di fatto. Niente di male, diciamocelo, anch'io non è che sia più una gattina di primo pelo: è innegabile che siamo arrivate tutte e due ad un'età che richiederebbe calma, decoro, pacatezza, buon gusto ed equilibrio, non certo tutto quel tuo attivismo scombinato ed isterico. Datti una calmata, te ne prego
- Ma io sono calmissima e tranquillissima, come fai a dubitarne? Semplicemente mi sembra che ci siano talmente tante cose da fare, da scoprire, da inventare, che non è proprio possibile fare finta di niente e rimanere a guardare. Ma come fai a non sentire il desiderio di buttarti nella mischia e provare a fare qualcosa di nuovo? Prova a pensarci: mai prima di ora abbiamo vissuto un momento come questo, in cui tutto viene talmente messo in discussione, non ci sono più certezze né punti fermi che possiamo cominciare veramente a immaginare di costruire un mondo nuovo. Anzi, a proposito, era proprio di questo che ti volevo parlare: che ne dici, lo costruiamo un mondo nuovo? Pensa, un sistema efficiente, organizzato, in cui ognuno ha un ruolo e responsabilità ben precise, e tutti collaborano per il bene dell'intera comunità
- Ecco, lo sapevo, adesso ci arrestano, ci mettono in galera e buttano via la chiave. Ma sei diventata matta? Ruoli, responsabilità ben precise, ma cosa ti salta in mente? Cancella immediatamente quello che hai appena scritto e fa in modo che nessuno possa più trovare traccia di pensieri tanto blasfemi: guarda che ci sono degli hacker abilissimi che si insinuano nei computer e scoprono tutte le cavolate che hai pensato e poi non si sa che cosa ti possono fare, possono ricattarti, punirti, sbeffeggiarti, torturarti, svillaneggiarti e chissà cos'altro
- Adesso sei tu che ti devi calmare, fai un bel respiro profondo, magari bevi anche un bel sorso d'acqua e ascoltami. Non c'è niente di male in quello che ho detto, non sto certo complottando per chi sa quale fine sovversivo, sto solo...
- Peggio, peggio, peggio, ma come fai ad essere così ingenua? Certe volte mi fai una rabbia! Sembri uscita dal villaggio del bel Mulino Bianco. Ruoli, responsabilità, ma sai almeno che cosa significano questi termini? Basta, non voglio sentire una parola di più, ci tengo alla mia vita, io. E poi che cosa vorrai mai fare? Costruire un mondo nuovo: ma sei scema? A parte che a me quello vecchio va benissimo così com'è, ti sembrano cose anche solo da pensare? Ma chi credi di essere? Lo sapevo, lo sapevo, ci porterai tutti alla rovina, ci butteranno in mezzo ad una strada, senza cibo né un tetto sopra la testa, soli e raminghi per strade sconosciute e nemiche. Fai presto a parlare tu, ma sono io che mi devo occupare di quei poveri disgraziati di Memé, Molotov, Dimitri, Filtri..
- Da quando in qua ti preoccupi anche per Filtri? Non la puoi vedere...
- Da quando mi sono resa conto che con te faremo tutti una bruttissima fine
- Ma dai, sei sempre la solita esagerata. Certo che se una tale sceneggiata può servire a farti riappacificare con Filtri, va bene anche questo
- Adesso smettila di parlare, non dire più una parola. Non voglio sentire più niente, ne ho veramente abbastanza
- Dai, gattona mia, miciona mia adorata, coccolina mia, dai che ti racconto cos'ho pensato
- Non ci provare, vade retro, allontanati immediatamente....non ti avvicinare...no no lascia stare le mie orecchie...non ti ascolt...frrr....frrr...no...n.......frrr.....frrr....dimmi tutto quello che vuoi.....frrr.... frrr........
(Continua...)
lunedì 3 luglio 2017
lunedì 19 giugno 2017
Una gatta e la sua farmacista -16
Come Presidente del Consiglio Superiore dei Pelosi di Casa (suona bene, vero? Sembro veramente importante, cosa dici?) ti devo parlare molto seriamente ( è inutile che indaghi su chi siano i componenti di questo consiglio: il Nano ed io, naturalmente. Pochi, ma buoni, questo è il mio motto).
Bando alle ciance, andiamo subito al sodo: così non si può più andare avanti.
Ti si parla e non ascolti, sei perennemente sovrapensiero, hai sempre l'aria persa al mondo.
E poi cos'è questa novità di vagare di notte per casa? Ma ti sembra una cosa ben fatta? Di notte gli umani per bene dormono e non disturbano i poveri gatti che da bravi felini lavorano strenuamente.
Cosa credi, che non mi sia accorta che alle due, alle tre, ti aggiri tra la cucina e la terrazza alla disperata ricerca di una pace che non trovi? A me non sfugge niente, ricordatelo.
Questi, però, in fondo, sono fatti tuoi: se invece di riposare preferisci startene sulla sedia, nel tuo solito angolo, a fissare il vuoto, fai pure, per carità. Contenta te, contenti tutti.
Quello che non possiamo proprio accettare è la tua totale mancanza di attenzione e considerazione per noi poveri pelosi di famiglia. Lo capisci anche tu che non puoi trattarci sempre in questo modo, non è giusto e rivela una grave mancanza di sensibilità e senso di responsabilità.
Hai un sacco di pensieri? E allora? Pensi di essere l'unica?
A parte il fatto che tu fra dubbi, tormenti, analisi e controanalisi, domande amletiche senza risposta, logoramenti esistenziali vari, ci hai passato la vita. Sai la novità.
Adesso però stai veramente esagerando, te lo devo proprio dire.
Sai cosa mi ha detto Memè qualche giorno fa? Se la nostra umana va avanti ancora così , un giorno o l'altro chiamo il Telefono Felino e la denuncio per abbandono di peloso.
Per fortuna che al mattino c'è Elena, lei sì che ci vuole veramente bene e si occupa di noi, ma poi va via e allora rimaniamo soli, alla mercè di un fantasma del tutto inaffidabile, con il quale non si può parlare e che non ci vede neanche. Niente coccole, niente paroline dolci, niente di niente.
Abbiamo allora convocato il gran Consiglio di guerra e ci siamo consultati: il Nano, tanto per cambiare, naturalmente cerca di mediare, per non dire che sta spudoratamente dalla tua parte. Lo sai com'è fatto, ti vuole bene e si accontenta anche di poco, per lui basta solo che tu ci sia. Brontola, si lamenta, spettegola senza ritegno, ma ha per te una vera e propria venerazione. Sarebbe disposto a perdonarti qualunque cosa.
Io però non mi lascio commuovere così facilmente e allora gli ho detto: "caro il mio Nano, dobbiamo fare assolutamente qualcosa, soprattutto per il bene della nostra umana. Io la conosco bene, quando fa così è perché è andata in cortocircuito. Bisogna darle una bella scossa: intanto bisogna farle capire che non si può abbandonare dei poveri micetti in questo modo, senza affetto e considerazione, in balia degli eventi. E poi dobbiamo spiegarle che comportandosi in questo modo non può davvero sperare di arrivare a qualcosa di buono; non è tenendo tutto dentro e chiudendosi in se stessa che troverà una soluzione ai suoi problemi ."
Dimitri, con quella sua aria da gatto di peluche, per una volta ha avuto l'idea giusta: bisogna creare un diversivo che la scuota nel profondo.
Detto fatto.
Ci siamo attivati e come una vera task force abbiamo realizzato un piano che definire geniale è dir poco: ti abbiamo fatto trovare un uccelletto nel bagno.
Io lo so che i pennuti ti fanno paura e non immagini come mi sono goduta la scena di te che strillavi a più non posso e di tuo marito che si agitava saltellando non sapendo come allontanare l'intruso senza che si facesse male. Mi sono proprio divertita, anzi ci siamo divertiti tutti parecchio.
E bisogna riconoscere che la scena isterica ti ha fatto un gran bene: ti sei sfogata, hai avuto i tuoi cinque minuti di sceneggiata ridicola e sei tornata il mio capo di sempre.
P s. Sappi che per pagare l'uccellino abbiamo dovuto fare una colletta e ci è costato un sacco di croccantini. Un vero Presidente sa fare sempre il bene dei suoi associati, non credi?
Bando alle ciance, andiamo subito al sodo: così non si può più andare avanti.
Ti si parla e non ascolti, sei perennemente sovrapensiero, hai sempre l'aria persa al mondo.
E poi cos'è questa novità di vagare di notte per casa? Ma ti sembra una cosa ben fatta? Di notte gli umani per bene dormono e non disturbano i poveri gatti che da bravi felini lavorano strenuamente.
Cosa credi, che non mi sia accorta che alle due, alle tre, ti aggiri tra la cucina e la terrazza alla disperata ricerca di una pace che non trovi? A me non sfugge niente, ricordatelo.
Questi, però, in fondo, sono fatti tuoi: se invece di riposare preferisci startene sulla sedia, nel tuo solito angolo, a fissare il vuoto, fai pure, per carità. Contenta te, contenti tutti.
Quello che non possiamo proprio accettare è la tua totale mancanza di attenzione e considerazione per noi poveri pelosi di famiglia. Lo capisci anche tu che non puoi trattarci sempre in questo modo, non è giusto e rivela una grave mancanza di sensibilità e senso di responsabilità.
Hai un sacco di pensieri? E allora? Pensi di essere l'unica?
A parte il fatto che tu fra dubbi, tormenti, analisi e controanalisi, domande amletiche senza risposta, logoramenti esistenziali vari, ci hai passato la vita. Sai la novità.
Adesso però stai veramente esagerando, te lo devo proprio dire.
Sai cosa mi ha detto Memè qualche giorno fa? Se la nostra umana va avanti ancora così , un giorno o l'altro chiamo il Telefono Felino e la denuncio per abbandono di peloso.
Per fortuna che al mattino c'è Elena, lei sì che ci vuole veramente bene e si occupa di noi, ma poi va via e allora rimaniamo soli, alla mercè di un fantasma del tutto inaffidabile, con il quale non si può parlare e che non ci vede neanche. Niente coccole, niente paroline dolci, niente di niente.
Abbiamo allora convocato il gran Consiglio di guerra e ci siamo consultati: il Nano, tanto per cambiare, naturalmente cerca di mediare, per non dire che sta spudoratamente dalla tua parte. Lo sai com'è fatto, ti vuole bene e si accontenta anche di poco, per lui basta solo che tu ci sia. Brontola, si lamenta, spettegola senza ritegno, ma ha per te una vera e propria venerazione. Sarebbe disposto a perdonarti qualunque cosa.
Io però non mi lascio commuovere così facilmente e allora gli ho detto: "caro il mio Nano, dobbiamo fare assolutamente qualcosa, soprattutto per il bene della nostra umana. Io la conosco bene, quando fa così è perché è andata in cortocircuito. Bisogna darle una bella scossa: intanto bisogna farle capire che non si può abbandonare dei poveri micetti in questo modo, senza affetto e considerazione, in balia degli eventi. E poi dobbiamo spiegarle che comportandosi in questo modo non può davvero sperare di arrivare a qualcosa di buono; non è tenendo tutto dentro e chiudendosi in se stessa che troverà una soluzione ai suoi problemi ."
Dimitri, con quella sua aria da gatto di peluche, per una volta ha avuto l'idea giusta: bisogna creare un diversivo che la scuota nel profondo.
Detto fatto.
Ci siamo attivati e come una vera task force abbiamo realizzato un piano che definire geniale è dir poco: ti abbiamo fatto trovare un uccelletto nel bagno.
Io lo so che i pennuti ti fanno paura e non immagini come mi sono goduta la scena di te che strillavi a più non posso e di tuo marito che si agitava saltellando non sapendo come allontanare l'intruso senza che si facesse male. Mi sono proprio divertita, anzi ci siamo divertiti tutti parecchio.
E bisogna riconoscere che la scena isterica ti ha fatto un gran bene: ti sei sfogata, hai avuto i tuoi cinque minuti di sceneggiata ridicola e sei tornata il mio capo di sempre.
P s. Sappi che per pagare l'uccellino abbiamo dovuto fare una colletta e ci è costato un sacco di croccantini. Un vero Presidente sa fare sempre il bene dei suoi associati, non credi?
lunedì 12 giugno 2017
Una gatta e la sua farmacista -15
Fa caldo. Improvvisamente è scoppiata l'estate e come ogni anno coglie tutti voi umani impreparati.
Agognate le belle giornate per tutto l'inverno, le desiderate, le sognate, e quando finalmente il sole diventa caldo e luminoso è tutta una lamentela, uno sbuffare, neanche fosse la prima estate della vostra vita.
Se non c'è l'aria condizionata sembra che non ce la facciate neppure a respirare, vi manca l'aria, così non si può proprio resistere; se c'è, è sempre troppo alta, troppo diretta, lo sbalzo di temperatura è sicuramente eccessivo, mamma mia, sono sudata, mi prenderò di sicuro un accidente.
Ieri, sbirciando fra le tue cose, ho visto una vignetta bellissima, di quel tuo Cavezzali che ti piace così tanto, che mi sembra sintetizzi molto bene un certo modo di vivere: "la felicità porta via un sacco di tempo al potersi lamentare". Incisivo, esaustivo, fulminante.
Certo è che mi piacerebbe proprio capirvi meglio voi umani, soprattutto perché sono convinta che in fondo in fondo non siate poi così diversi da noi pelosi.
Prendiamo ad esempio il Nano: lui è un gatto che parla, non è che si lamenta nel vero senso della parola. Entra in casa e comincia a raccontarti il perché è il percome di tutto quello che è successo a tutto il circondario. Lo so, me ne rendo conto anch'io che ha un tono un po' petulante, ma non è cattivo, è semplicemente fatto così, pettegolo, brontolone, prolisso. Che cosa ci vuoi fare?
Capita così anche a voi? Perché, vedi, lui in fondo chiede solo attenzione: se non lo ascolti e non gli dedichi un briciolo di interesse non si fa neppure toccare, ma se lo lasci sfogare e gli rispondi, allora è il gatto più affettuoso della terra. Non è difficile, non credi?
Forse quelle persone che trovano da ridire su tutto hanno solo bisogno di un pubblico che le gratifichi. Forse hanno solo bisogno di ricordarsi di essere vivi.
Facile a dirsi quando non ci sei in mezzo tutto il giorno, quando non devi passare il tuo tempo in discussioni del tutto inutili, polemiche sterili, querimonie noiose e snervanti.
Credi che non lo sappia? Credi che anch'io non abbia i miei bei grattacapi?
Guarda Memè, ha sempre fame e fretta, viene in casa protesta perché non c'è mai niente di pronto da mangiare, divora tutto quello che trova come se avesse il verme solitario e sparisce, mai un grazie, una parola gentile, un saluto educato. Per forza, sua madre è quella smorfiosa della Filtri, cosa vuoi che gli abbia mai potuto insegnate una gatta morta del genere. In fondo, non è del tutto colpa sua, io ci provo a metterlo in riga, ma non spetta a me fare di lui un peloso come si deve.
Come faccio a sapere che sua madre non gli ha certo dato un'educazione adeguata?
Ci vuole poco, basta guardarla: non hai visto come muove la coda? E poi è sempre in perfetto ordine, tutta allisciata, dove vuoi che lo trovi il tempo per occuparsi della sua prole?
È inutile che scuoti la testa, io non sono piena di pregiudizi e luoghi comuni come dici tu, io vedo le cose come stanno: i genitori devono fare i genitori, devono occuparsi dei figli, educarli e dare loro delle regole. Si vede subito che Filtri non è una brava mamma. O, perlomeno, io non ho dubbi al riguardo e non li avresti neppure tu se non passassi la vita a darmi contro.
Va bene, d'accordo, sono anch'io un po' brontolona ogni tanto, e allora?
Mi piace provocarti, ma lo faccio per il tuo bene, sai, così ti mantieni in allenamento per quando devi trattare con i tuoi clienti più tosti, e invece di innervosirti impari a buttarla sul ridere e a cogliere l'aspetto buffo delle cose
Prendiamo ad esempio il Nano: lui è un gatto che parla, non è che si lamenta nel vero senso della parola. Entra in casa e comincia a raccontarti il perché è il percome di tutto quello che è successo a tutto il circondario. Lo so, me ne rendo conto anch'io che ha un tono un po' petulante, ma non è cattivo, è semplicemente fatto così, pettegolo, brontolone, prolisso. Che cosa ci vuoi fare?
Capita così anche a voi? Perché, vedi, lui in fondo chiede solo attenzione: se non lo ascolti e non gli dedichi un briciolo di interesse non si fa neppure toccare, ma se lo lasci sfogare e gli rispondi, allora è il gatto più affettuoso della terra. Non è difficile, non credi?
Forse quelle persone che trovano da ridire su tutto hanno solo bisogno di un pubblico che le gratifichi. Forse hanno solo bisogno di ricordarsi di essere vivi.
Facile a dirsi quando non ci sei in mezzo tutto il giorno, quando non devi passare il tuo tempo in discussioni del tutto inutili, polemiche sterili, querimonie noiose e snervanti.
Credi che non lo sappia? Credi che anch'io non abbia i miei bei grattacapi?
Guarda Memè, ha sempre fame e fretta, viene in casa protesta perché non c'è mai niente di pronto da mangiare, divora tutto quello che trova come se avesse il verme solitario e sparisce, mai un grazie, una parola gentile, un saluto educato. Per forza, sua madre è quella smorfiosa della Filtri, cosa vuoi che gli abbia mai potuto insegnate una gatta morta del genere. In fondo, non è del tutto colpa sua, io ci provo a metterlo in riga, ma non spetta a me fare di lui un peloso come si deve.
Come faccio a sapere che sua madre non gli ha certo dato un'educazione adeguata?
Ci vuole poco, basta guardarla: non hai visto come muove la coda? E poi è sempre in perfetto ordine, tutta allisciata, dove vuoi che lo trovi il tempo per occuparsi della sua prole?
È inutile che scuoti la testa, io non sono piena di pregiudizi e luoghi comuni come dici tu, io vedo le cose come stanno: i genitori devono fare i genitori, devono occuparsi dei figli, educarli e dare loro delle regole. Si vede subito che Filtri non è una brava mamma. O, perlomeno, io non ho dubbi al riguardo e non li avresti neppure tu se non passassi la vita a darmi contro.
Va bene, d'accordo, sono anch'io un po' brontolona ogni tanto, e allora?
Mi piace provocarti, ma lo faccio per il tuo bene, sai, così ti mantieni in allenamento per quando devi trattare con i tuoi clienti più tosti, e invece di innervosirti impari a buttarla sul ridere e a cogliere l'aspetto buffo delle cose
lunedì 29 maggio 2017
Una gatta e la sua farmacista -14
Ma che cosa ti è venuto in mente, adesso?
Dove sta andando il mio divano? Il mio bel divano giallo, morbido, comodo, è da sempre il mio regno, il mio rifugio, il mio angolo più amato.
Si, va bene, magari è un po' sciupato ai lati, ma lo sai anche tu quali lotte mi tocca fare con quegli scriteriati di Dimitri e Memé per impedire loro di salirci sopra. Lo riempirebbero tutto di pelo, lo sporcherebbero sicuramente con quelle loro zampacce sporche d'erba e di fango, ne farebbero il teatro delle loro lotte e dei loro giochi.
Non è certo colpa mia se poi quei due lazzaroni si vendicano arrotandosi le unghie sul morbido velluto della spalliera: se tu fossi un'umana molto più responsabile stabiliresti delle regole ben precise con pene severissime per chi non mi obbedisce.
Non solo devo fare tutto io, ma devo fare i conti anche con te che sei l'anarchia fatta persona.
Un vero disastro.
Che cos'è quel mostro che sta entrando? Un nuovo divano? Azzurro? Azzurro? Tutto questo azzurro mi sta abbagliando, mi sta accecando, mi fa venire il mal di mare.
E poi ha un cattivo odore. Non mi piace, non mi piace, non mi piace. Rivoglio il mio divano giallo.
Vuoi dire che non dispiace nemmeno un po' lasciarlo uscire dalla tua casa?
È stato il primo mobile di tuo gusto che hai scelto e comprato: trasferiti da un'altra città, i tuoi genitori ti hanno offerto la casa che avevano arredato per sé molti anni prima e in cui non avevano mai abitato. Anche per loro era più un museo che una casa, nuova, immacolata, severa, talmente poco accogliente da renderla estranea. C'era, in salotto, un orribile divanetto verde sottobosco d'autunno che metteva tristezza solo a vederlo. I mobili scuri, pesanti, due pareti di pesanti tendaggi, l'atmosfera invitava a muoversi in punta di piedi e a bisbigliare sommessi.
Un giorno tuo padre ti propose un accordo: se proprio lo avessi veramente voluto, se proprio non ne potevi fare a meno, si sarebbe potuto cambiare il divanetto verde: effettivamente aveva talmente tanti anni che forse, forse, si sarebbe potuto sostituire. In via del tutto eccezionale, naturalmente. E solo perché qualche capriccio bisogna concederlo anche ai giovani. Ma non ti ci abituare, mi raccomando, non metterti in testa delle idee.
Il divano giallo dominava la sala di esposizione: fu amore a prima vista. Era vivace, allegro, giallo, luminoso, ma soprattutto giallo. Giallo sole, giallo brillante, giallo che più giallo non si può.
Ti piace? Sei sicura che non ti stancherai di un colore così impegnativo? Guarda che un divano è per sempre, non si cambia un divano ogni anno.
Nulla è per sempre.
L'azienda è la stessa, anche il signore gentile che ti illustra i vari modelli è lo stesso. Il nonno no, non c'è più; c'è però la sua copia conforme, quel nipote che se non avesse la barba avrebbe potuto essere scambiato per il nonno più giovane.
È molto azzurro. Ti piace? Sei sicura che non ti stancherai di tutto questo azzurro?
Non mi sono stancata del giallo, non mi stancherò dell'azzurro.
E i gatti? Come faremo con i gatti? Chi glielo spiega adesso a Pallo che c'è un nuovo divano?
Non c'è niente da spiegare, siete sempre i soliti inaffidabili. Scambiare il mio prezioso rifugio con questo affare che puzza di odori sconosciuti e stranieri.
Tranquillo, nonno. Te li tengo d'occhio io questi qui, non ti preoccupare.
Se fosse per loro rottamerebbero tutto ogni anno, ma, non temere, farò tutto il possibile per dissuaderli, per farli lasciare ogni cosa com'è
Dove sta andando il mio divano? Il mio bel divano giallo, morbido, comodo, è da sempre il mio regno, il mio rifugio, il mio angolo più amato.
Si, va bene, magari è un po' sciupato ai lati, ma lo sai anche tu quali lotte mi tocca fare con quegli scriteriati di Dimitri e Memé per impedire loro di salirci sopra. Lo riempirebbero tutto di pelo, lo sporcherebbero sicuramente con quelle loro zampacce sporche d'erba e di fango, ne farebbero il teatro delle loro lotte e dei loro giochi.
Non è certo colpa mia se poi quei due lazzaroni si vendicano arrotandosi le unghie sul morbido velluto della spalliera: se tu fossi un'umana molto più responsabile stabiliresti delle regole ben precise con pene severissime per chi non mi obbedisce.
Non solo devo fare tutto io, ma devo fare i conti anche con te che sei l'anarchia fatta persona.
Un vero disastro.
Che cos'è quel mostro che sta entrando? Un nuovo divano? Azzurro? Azzurro? Tutto questo azzurro mi sta abbagliando, mi sta accecando, mi fa venire il mal di mare.
E poi ha un cattivo odore. Non mi piace, non mi piace, non mi piace. Rivoglio il mio divano giallo.
Vuoi dire che non dispiace nemmeno un po' lasciarlo uscire dalla tua casa?
È stato il primo mobile di tuo gusto che hai scelto e comprato: trasferiti da un'altra città, i tuoi genitori ti hanno offerto la casa che avevano arredato per sé molti anni prima e in cui non avevano mai abitato. Anche per loro era più un museo che una casa, nuova, immacolata, severa, talmente poco accogliente da renderla estranea. C'era, in salotto, un orribile divanetto verde sottobosco d'autunno che metteva tristezza solo a vederlo. I mobili scuri, pesanti, due pareti di pesanti tendaggi, l'atmosfera invitava a muoversi in punta di piedi e a bisbigliare sommessi.
Un giorno tuo padre ti propose un accordo: se proprio lo avessi veramente voluto, se proprio non ne potevi fare a meno, si sarebbe potuto cambiare il divanetto verde: effettivamente aveva talmente tanti anni che forse, forse, si sarebbe potuto sostituire. In via del tutto eccezionale, naturalmente. E solo perché qualche capriccio bisogna concederlo anche ai giovani. Ma non ti ci abituare, mi raccomando, non metterti in testa delle idee.
Il divano giallo dominava la sala di esposizione: fu amore a prima vista. Era vivace, allegro, giallo, luminoso, ma soprattutto giallo. Giallo sole, giallo brillante, giallo che più giallo non si può.
Ti piace? Sei sicura che non ti stancherai di un colore così impegnativo? Guarda che un divano è per sempre, non si cambia un divano ogni anno.
Nulla è per sempre.
L'azienda è la stessa, anche il signore gentile che ti illustra i vari modelli è lo stesso. Il nonno no, non c'è più; c'è però la sua copia conforme, quel nipote che se non avesse la barba avrebbe potuto essere scambiato per il nonno più giovane.
È molto azzurro. Ti piace? Sei sicura che non ti stancherai di tutto questo azzurro?
Non mi sono stancata del giallo, non mi stancherò dell'azzurro.
E i gatti? Come faremo con i gatti? Chi glielo spiega adesso a Pallo che c'è un nuovo divano?
Non c'è niente da spiegare, siete sempre i soliti inaffidabili. Scambiare il mio prezioso rifugio con questo affare che puzza di odori sconosciuti e stranieri.
Tranquillo, nonno. Te li tengo d'occhio io questi qui, non ti preoccupare.
Se fosse per loro rottamerebbero tutto ogni anno, ma, non temere, farò tutto il possibile per dissuaderli, per farli lasciare ogni cosa com'è
lunedì 22 maggio 2017
Una gatta e la sua farmacista - 13
Te l'ho mai detto che ormai mi basta sentire il tuo passo sulle scale per capire come ti è andata la giornata?
Se è leggero e saltellante vuol dire che non è poi andata troppo male: magari sei stanca, ma sei anche abbastanza soddisfatta del lavoro compiuto.
Altre volte appare pesante, come se salissi una scalinata infinita con le spalle gravate da un peso importante: ti ricordi che nell'ingresso della casa dei tuoi genitori c'era una vecchia stampa che raffigurava il mitico Atlante con il globo terrestre sulle spalle? Da bambina guardavi rapita quel gigante deforme quasi schiacciato dall'opprimente fardello, ti attraeva e ti impressionava insieme, come attira e respinge tutto ciò che di oscuro ci affascina. Se lo cerchiamo bene, credo che sia ancora nascosto da qualche parte in cantina: lo so che qualche volta ancora lo sogni, però forse è meglio se lo lasciamo riposare dov'è, coperto di polvere e di sogni infantili. Accontentiamoci di quello che offre la realtà di ogni giorno, che ricordare il passato non è sempre un bene.
Infine, alcune volte, non mi accorgo neppure che sali: apri la porta e mi sbuchi davanti, senza vedermi, del tutto smarrita in pensieri nascosti. Sono le volte in cui mi spavento davvero: intuisco ragionamenti complessi, arcane domande che non vuoi condividere, dubbio, incertezza, perplessità, indecisione. Non mi guardi, non mi saluti, non parli: cerco di farmi notare, mi struscio sulle tue gambe, ti intralcio con intenzione, reclamo un po' di giusta attenzione. Mi ignori, del tutto perduta in un mondo in cui non c'è posto per nessuno di noi.
Sai, certe volte rimango per ore fuori dalla finestra della farmacia e ti osservo al lavoro. Mi manchi, non sai quanto mi manchi quando ti sento lontana. Guarda, lo so che non dovrei proprio dirlo, che me ne pentirò quanto prima, ma ti preferisco esagitata e fuori di testa, urlante arrabbiata infuriata, tutto tranne questo silenzio sospeso e inquietante.
Ti osservo, dicevo, e cerco di farmi un'idea di quel che succede, cerco di capire che cosa ti turba.
Effettivamente, qualche volta, non hai tutti i torti: le persone, talvolta, sono veramente ben strane.
Una notte di turno, un signore che aveva bisogno di farmaci, arriva, vede tutto illuminato, non suona il campanello (non volevo disturbare!), ma ti denuncia per non aver effettuato il servizio notturno. Secondo lui, che cosa avresti dovuto fare? Percepire le sue necessità per contatto telepatico?
Ha visto il cartello, "suonare tutti e due i campanelli"(avevi anche sostituito il termine "entrambi", troppo difficile, dava origine ad equivoci fantasiosi). ma non l'ha fatto: ha bussato ad una finestra, forse pensando che da buon soldatino rimanessi vigile, pronta a scattare ad ogni flebile suono, sempre che il rumore della strada ne permettesse un'eco riconoscibile.
Capita di sbagliare, di non sapere che cosa fare, di non riuscire a spiegarsi. Non è grave. Succede.
Quello che è grave, difficile da interpretare, quasi impossibile da giustificare, è partire in quarta accusando il mondo intero delle proprie mancanze, senza neppure fare lo sforzo di mettersi nei panni dell'altro, sicuri di essere oggetto di oscuri complotti malvagi aventi l'unico scopo di volerci annientare.
Siamo in Italia, che ci vuoi fare. In America no, nessuno sbaglia; in Germania nemmeno, tutti perfetti, gentili, accoglienti, educati, esemplari; in Francia solo persone solerti, disponibili, sensibili, aperte; in Inghilterra, poi, il paradiso terrestre, ogni cosa funziona, niente intoppi, ostacoli, incagli.
Siamo in Italia, mi devi capire senza che io mi debba spiegare; mi devi aiutare senza che io te lo debba chiedere, così che possa poi lamentarmi del tuo intervento opprimente; ci devi essere, attiva competente informata, ma non mi devi dire che sbaglio, perché così io mi offendo, e poi non sono mai da meno di te.
Siamo in Italia, e quando ami il lavoro che fai quello non è un lavoro.
Siamo in Italia, e lavorare non è un diritto, ma un privilegio.
Siamo in Italia, ma, certe volte, mi piacerebbe essere in quel paese magico in cui tutti comunicano per telepatia, non ci sono mai equivoci, nessuno teme il parlare, spiegarsi, capire
Siamo in Italia, e lavorare non è un diritto, ma un privilegio.
Siamo in Italia, ma, certe volte, mi piacerebbe essere in quel paese magico in cui tutti comunicano per telepatia, non ci sono mai equivoci, nessuno teme il parlare, spiegarsi, capire
lunedì 15 maggio 2017
Una gatta e la sua farmacia -12
Ciao, capo, come va? Sempre indaffarata, vedo. Bene, bene, così si fa, operose attive dinamiche.
Mi piace vederti così, mi metti di buon umore.
Ah, non c'è niente da stare allegri? E perché mai? Possibile che tu abbia sempre qualcosa di cui lamentarti? Non si può dire una parola e sei già pronta a contraddirmi.
Certo, voi umani tendete un po' a drammatizzare tutto, vi piace immensamente complicarvi la vita, siete sempre pronti a trovare qualcosa che non va, che non vi soddisfa, che potrebbe andare meglio.
Adesso non fare quella faccia, in fondo cosa ho detto? Dici che minimizzo le tue difficoltà?
E che saranno mai.
Normale amministrazione per una che di lavoro ha scelto di risolvere i problemi altrui.
Se preferivi una vita tranquilla e solitaria facevi la ricamatrice e ti dedicavi anima e corpo al piccolo punto. Hai scelto di fare la farmacista e adesso non ti resta che correre. Semplice, non credi?
Io credo di sapere che cosa c'è che non va: alla domenica e con il bel tempo hai voglia di uscire e di fare una di quelle lunghe camminate che ti piacciono tanto. Quando torni a casa, poi, non hai più voglia di metterti a lavorare, così passi il resto della giornata a logorarti fra quello che dovresti fare e la mancanza totale di concentrazione e volontà, raggiungendo il brillantissimo risultato di non combinare niente di buono senza riposarti e rilassarti, ma anzi stressandoti a dismisura.
Lo vedi come riesci a rendere tutto inutilmente complicato e difficile?
Vediamo di fare un po' d'ordine: in fondo sei umana anche tu, se per un giorno alla settimana ti prendi una pausa e te la godi, ti assicuro che non muore nessuno. Devi solo accettare l'idea di avere due gambe due braccia e una testa come tutti, niente di più niente di meno.
Peraltro, sei anche piuttosto vecchiotta per cui qualche pausa è sempre più necessaria; i vent'anni sono finiti da un pezzo e con essi avresti dovuto abbandonare anche i deliri di onnipotenza.
La soluzione, quindi, è semplice: il sabato ti dedichi alla casa e alla famiglia (te lo ricordi che ci siamo anche tutti noi? Abbiamo bisogno di essere nutriti accuditi curati. Chi deve occuparsi delle nostre esigenze?), la domenica è tutta per te, esci, vai a correre, svagati, divertiti, riposati, rilassati.
Tutti gli altri giorni li dedichi al tuo lavoro, ai tuoi clienti, a tutti quei mille impegni che costituiscono l'essenza della tua vita: hai cinque giorni pieni per giocare a fare la grande professionista, per soddisfare il tuo ego ipertrofico, per assecondare il tuo bisogno di fare tutto ed essere dappertutto, per dare sfogo alle tue manie di protagonismo.
Poi però basta. Ti fermi. Ti prendi ventiquattr'ore di pausa.
E se mentre ti stai riposando crolla il mondo? Pazienza. L'hai trovato già fatto e lo lascerai fatto.
Rassegnati all'idea di essere solo un millesimo di un granello di sabbia nell'universo e che senza di te tutti continueranno a vivere benissimo. Forse meglio.
Forse a qualcuno mancherai: c'è sempre il masochista di turno che ha bisogno dello stimolo di un moscerino per poter andare avanti.
E mentre sei finalmente in pace col mondo, rifletti: ne vale sempre la pena?
No, non rispondermi così, di getto, prima pensaci bene: è davvero sempre tutta passione?
Non c'è mai un anelito d'ansia, un sottile refolo di profonda paura del vuoto, un'acuta inquietudine, un intimo smartimento che nulla ha di nobile, ma è solo segno indelebile di una debolezza nascosta?
Te lo sei mai chiesto?
Ecco, ti affido un compito, così avrai qualcosa da fare. Interrogati, scruta negli angoli più remoti e dimenticati del tuo animo, indaga a fondo dentro di te.
Poi fermati, riposati, dormi. Lascia fluire la vita e accetta il tuo essere fragile, affezionati alle tue manchevolezze, accogli errori e lacune.
E non ti preoccupare se non sei perfetta come vorresti: io ti voglio bene lo stesso
Mi piace vederti così, mi metti di buon umore.
Ah, non c'è niente da stare allegri? E perché mai? Possibile che tu abbia sempre qualcosa di cui lamentarti? Non si può dire una parola e sei già pronta a contraddirmi.
Certo, voi umani tendete un po' a drammatizzare tutto, vi piace immensamente complicarvi la vita, siete sempre pronti a trovare qualcosa che non va, che non vi soddisfa, che potrebbe andare meglio.
Adesso non fare quella faccia, in fondo cosa ho detto? Dici che minimizzo le tue difficoltà?
E che saranno mai.
Normale amministrazione per una che di lavoro ha scelto di risolvere i problemi altrui.
Se preferivi una vita tranquilla e solitaria facevi la ricamatrice e ti dedicavi anima e corpo al piccolo punto. Hai scelto di fare la farmacista e adesso non ti resta che correre. Semplice, non credi?
Io credo di sapere che cosa c'è che non va: alla domenica e con il bel tempo hai voglia di uscire e di fare una di quelle lunghe camminate che ti piacciono tanto. Quando torni a casa, poi, non hai più voglia di metterti a lavorare, così passi il resto della giornata a logorarti fra quello che dovresti fare e la mancanza totale di concentrazione e volontà, raggiungendo il brillantissimo risultato di non combinare niente di buono senza riposarti e rilassarti, ma anzi stressandoti a dismisura.
Lo vedi come riesci a rendere tutto inutilmente complicato e difficile?
Vediamo di fare un po' d'ordine: in fondo sei umana anche tu, se per un giorno alla settimana ti prendi una pausa e te la godi, ti assicuro che non muore nessuno. Devi solo accettare l'idea di avere due gambe due braccia e una testa come tutti, niente di più niente di meno.
Peraltro, sei anche piuttosto vecchiotta per cui qualche pausa è sempre più necessaria; i vent'anni sono finiti da un pezzo e con essi avresti dovuto abbandonare anche i deliri di onnipotenza.
La soluzione, quindi, è semplice: il sabato ti dedichi alla casa e alla famiglia (te lo ricordi che ci siamo anche tutti noi? Abbiamo bisogno di essere nutriti accuditi curati. Chi deve occuparsi delle nostre esigenze?), la domenica è tutta per te, esci, vai a correre, svagati, divertiti, riposati, rilassati.
Tutti gli altri giorni li dedichi al tuo lavoro, ai tuoi clienti, a tutti quei mille impegni che costituiscono l'essenza della tua vita: hai cinque giorni pieni per giocare a fare la grande professionista, per soddisfare il tuo ego ipertrofico, per assecondare il tuo bisogno di fare tutto ed essere dappertutto, per dare sfogo alle tue manie di protagonismo.
Poi però basta. Ti fermi. Ti prendi ventiquattr'ore di pausa.
E se mentre ti stai riposando crolla il mondo? Pazienza. L'hai trovato già fatto e lo lascerai fatto.
Rassegnati all'idea di essere solo un millesimo di un granello di sabbia nell'universo e che senza di te tutti continueranno a vivere benissimo. Forse meglio.
Forse a qualcuno mancherai: c'è sempre il masochista di turno che ha bisogno dello stimolo di un moscerino per poter andare avanti.
E mentre sei finalmente in pace col mondo, rifletti: ne vale sempre la pena?
No, non rispondermi così, di getto, prima pensaci bene: è davvero sempre tutta passione?
Non c'è mai un anelito d'ansia, un sottile refolo di profonda paura del vuoto, un'acuta inquietudine, un intimo smartimento che nulla ha di nobile, ma è solo segno indelebile di una debolezza nascosta?
Te lo sei mai chiesto?
Ecco, ti affido un compito, così avrai qualcosa da fare. Interrogati, scruta negli angoli più remoti e dimenticati del tuo animo, indaga a fondo dentro di te.
Poi fermati, riposati, dormi. Lascia fluire la vita e accetta il tuo essere fragile, affezionati alle tue manchevolezze, accogli errori e lacune.
E non ti preoccupare se non sei perfetta come vorresti: io ti voglio bene lo stesso
lunedì 8 maggio 2017
Una gatta e la sua farmacista - 11
Senti, capo, passi che te ne vai così, di punto in bianco, sparisci e mi abbandoni con tutta la casa sulle spalle da gestire e controllare.
Sorvoliamo anche sul fatto che appena volti l'occhio qui si scatena un'anarchia totale e assolutamente deplorevole: non so bene come sia possibile, perché non è che sei esattamente un mostro di organizzazione e autorità, ma quando ci sei tu tutto sembra filare abbastanza liscio e l'ambiente appare perlomeno vivibile. Ti allontani tu e il caos regna sovrano.
Quello su cui non posso certo sorvolare è l'assoluta mancanza di regole che emerge in tua assenza.
Ma come li hai educati questi qui, dico io.
È mai possibile che ognuno entri ed esca a suo piacimento, gli orari dei pasti sono a dir poco fluttuanti (per non parlare della qualità, assolutamente deplorevole), confusione ovunque, una babilonia stressante e veramente fastidiosa.
Intanto, lo sai che quando è da sola tua figlia dorme nel nostro letto? Dice che è molto più largo e comodo del suo. Bella forza! Vorrei ricordarti che quello é il nostro letto, mio e tuo: già ci tocca dividerlo con tuo marito, ma, perlomeno lui mi lascia abbastanza posto perché io possa stare comoda.
Tua figlia? Un disastro: pretenderebbe anche di allungare completamente le gambe e, pensa, si piazza in mezzo al letto e mi vorrebbe relegare in un angolo! A me! Il letto è solo mio e tuo: tutti gli altri sono ospiti poco graditi che dovrebbero avere almeno la decenza di non disturbare più di tanto, altro che gambe allungate. Se andiamo avanti così, capaci anche di pretendere di allargare le braccia. Robe da matti, di questo passo chissà dove andremo a finire.
E poi lo sai che alla mattina vorrebbero anche dormire fino a tardi?
È una vera indecenza: devi assolutamente fare qualcosa!
Sai quanto sono delicata, io, quando verso le cinque e mezzo comincio a darti la sveglia. Ebbene: quella sciagurata di tua figlia ha avuto il coraggio di cacciarmi via asserendo che la stavo martirizzando. Io! Io che mi faccio premura di darti tanti grattini , ma stando ben attenta solo a sfiorarti con le unghie, mica le affondo; io che ti do un sacco di testatine delicate delicate: non é certo colpa mia se voi umani siete dei poltroni terribili e per farvi alzare dal letto neppure con la gru ci si riesce. Con te devo cominciare alle cinque per farti alzare alle sei, con tua figlia prima delle sette non c'è stato verso di ottenere qualcosa. Le sette? Un'ora inaudita per delle persone che dovrebbero essere scattanti attive produttive dinamiche. Ma in che mondo vivete!
Lo sai che cosa ha avuto anche il coraggio di fare? Non sono una che fa la spia, ma quando ci vuole ci vuole. Non riferirle che te lo detto, sarebbe capace anche di offendersi.
Siccome era convinta che cercassi di svegliarla solo perché avevo fame, ha cercato di imbrogliarmi offrendomi dei croccantini prima di andare a letto. Lo vedi che non ha capito niente? Ti sembra che io mi impegni ogni mattina a fare da sveglia solo per una cosa così volgare come quattro croccantini?
Io ho il compito importantissimo di non farvi impigrire, di ricordarvi che le prime ore del mattino han l'oro in bocca, di mantenervi vivi vivaci svegli pronti acuti. Ti sembra che mi farei comprare con quattro stupidi croccantini, come quelli che dai a tutti gli altri, magari anche a quella smorfiosa della Filtri?
Almeno una scatoletta sopraffina mi doveva offrire, che diamine.
Qualcosa di raffinato, superlativo, superbo, in linea cioè con il ruolo di importanza fondamentale e l'alto incarico che ricopro. Non sono certo una qualunque, io.
E poi, guarda, non te lo volevo neppure dire, ma sappi che ti ha manomesso perfino la sveglia ed ha usato il tuo bagno e anche le tue cose.
Così almeno ti regoli per la prossima volta e prima di abbandonare la nave in balia della tempesta ci pensi non due volte, ma cento
Sorvoliamo anche sul fatto che appena volti l'occhio qui si scatena un'anarchia totale e assolutamente deplorevole: non so bene come sia possibile, perché non è che sei esattamente un mostro di organizzazione e autorità, ma quando ci sei tu tutto sembra filare abbastanza liscio e l'ambiente appare perlomeno vivibile. Ti allontani tu e il caos regna sovrano.
Quello su cui non posso certo sorvolare è l'assoluta mancanza di regole che emerge in tua assenza.
Ma come li hai educati questi qui, dico io.
È mai possibile che ognuno entri ed esca a suo piacimento, gli orari dei pasti sono a dir poco fluttuanti (per non parlare della qualità, assolutamente deplorevole), confusione ovunque, una babilonia stressante e veramente fastidiosa.
Intanto, lo sai che quando è da sola tua figlia dorme nel nostro letto? Dice che è molto più largo e comodo del suo. Bella forza! Vorrei ricordarti che quello é il nostro letto, mio e tuo: già ci tocca dividerlo con tuo marito, ma, perlomeno lui mi lascia abbastanza posto perché io possa stare comoda.
Tua figlia? Un disastro: pretenderebbe anche di allungare completamente le gambe e, pensa, si piazza in mezzo al letto e mi vorrebbe relegare in un angolo! A me! Il letto è solo mio e tuo: tutti gli altri sono ospiti poco graditi che dovrebbero avere almeno la decenza di non disturbare più di tanto, altro che gambe allungate. Se andiamo avanti così, capaci anche di pretendere di allargare le braccia. Robe da matti, di questo passo chissà dove andremo a finire.
E poi lo sai che alla mattina vorrebbero anche dormire fino a tardi?
È una vera indecenza: devi assolutamente fare qualcosa!
Sai quanto sono delicata, io, quando verso le cinque e mezzo comincio a darti la sveglia. Ebbene: quella sciagurata di tua figlia ha avuto il coraggio di cacciarmi via asserendo che la stavo martirizzando. Io! Io che mi faccio premura di darti tanti grattini , ma stando ben attenta solo a sfiorarti con le unghie, mica le affondo; io che ti do un sacco di testatine delicate delicate: non é certo colpa mia se voi umani siete dei poltroni terribili e per farvi alzare dal letto neppure con la gru ci si riesce. Con te devo cominciare alle cinque per farti alzare alle sei, con tua figlia prima delle sette non c'è stato verso di ottenere qualcosa. Le sette? Un'ora inaudita per delle persone che dovrebbero essere scattanti attive produttive dinamiche. Ma in che mondo vivete!
Lo sai che cosa ha avuto anche il coraggio di fare? Non sono una che fa la spia, ma quando ci vuole ci vuole. Non riferirle che te lo detto, sarebbe capace anche di offendersi.
Siccome era convinta che cercassi di svegliarla solo perché avevo fame, ha cercato di imbrogliarmi offrendomi dei croccantini prima di andare a letto. Lo vedi che non ha capito niente? Ti sembra che io mi impegni ogni mattina a fare da sveglia solo per una cosa così volgare come quattro croccantini?
Io ho il compito importantissimo di non farvi impigrire, di ricordarvi che le prime ore del mattino han l'oro in bocca, di mantenervi vivi vivaci svegli pronti acuti. Ti sembra che mi farei comprare con quattro stupidi croccantini, come quelli che dai a tutti gli altri, magari anche a quella smorfiosa della Filtri?
Almeno una scatoletta sopraffina mi doveva offrire, che diamine.
Qualcosa di raffinato, superlativo, superbo, in linea cioè con il ruolo di importanza fondamentale e l'alto incarico che ricopro. Non sono certo una qualunque, io.
E poi, guarda, non te lo volevo neppure dire, ma sappi che ti ha manomesso perfino la sveglia ed ha usato il tuo bagno e anche le tue cose.
Così almeno ti regoli per la prossima volta e prima di abbandonare la nave in balia della tempesta ci pensi non due volte, ma cento
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