Bartolomeo e Tobia
- Ciao, Bartolomeo, finalmente! Sono ore che ti aspetto: dov’eri finito? Siamo ancora amici, vero?
- Ho fatto tardi perché la mia mamma mi ha fatto il terzo grado. Dove vai, dove non vai, quando torni, chi frequenti...Dai, le solite cose di tutte le mamme. La mia, poi, è così apprensiva! Non riesce a capire che adesso sono grande e sono capace di badare a me stesso. In genere è abbastanza simpatica, ma quando rompe, rompe proprio
- Beh, non rompono tutte le mamme? Non ti preoccupare che sono tutte uguali e tutte con le stesse fisse: non ti allontanare, non ti cacciare nei guai, stammi vicino...neanche fossimo ancora dei poppanti imbranati. Eppure ci deve essere un modo per farci lasciare un po’ in pace, mica possiamo continuare sempre così, vero?
- Lasciamo perdere che tanto non caviamo un ragno dal buco. E poi perché non sei venuto tu a cercarmi? Ho anch’io un bel giardino, grande, pieno di nascondigli deliziosi dove possiamo giocare tranquilli e al fresco. Se vuoi, la mia mamma può dare una merenda anche a te, così magari ti conosce, si mette tranquilla e si mette a tormentarmi un po’ meno. Mi sembra che tu dovresti andarle bene, l’aria tutta per benino ce l’hai, biascichi un po’ le parole e si fa un po’ fatica a capire che cosa dici, ma dopo i primi momenti ci si fa l’abitudine e ci si intende lo stesso. Hai anche un odore un pochino strano e sei anche un po’ sporchino, ma non mi sembra niente di grave. Speriamo che non ci faccia caso più di tanto. Sì, dai, secondo me sei presentabile: vieni a casa mia, così la facciamo contenta.
- Oh, ma cosa dici? Sporchino a me? Odore strano? Biascico le parole? Ma come ti permetti! Ma chi credi di essere? Io nel mio genere sono un gran figo, me lo dicono tutti. Non hai idea delle carezze e dei complimenti che ricevo ogni giorno! Tobia di qua, Tobia di là, e giù carezze e grattini. Scommetto che tu ne ricevi meno di un decimo di me, che dico, meno di un centesimo, forse meno di un millesimo
- Su, dai, non litighiamo. Mica ho detto che non vai bene in assoluto. Ho detto solo che, tutto sommato, dovresti andare bene. Lo sai anche tu quanto sono esigenti le mamme! Stanno lì, a guardare il pelo nell’uovo. Poi, sulla pulizia, sono delle tali fanatiche! Se fosse per loro dovremmo sprecare tutto il nostro tempo a lavarci e a profumarci, anche tutti i giorni, pensa! E chi ce l’ha tutto questo tempo?
- Su questo hai ragione, purtroppo. Non me ne parlare! La mia mi costringe anche a fare il bagno! Un vero tormento
- Dai, andata. Vieni con me anche subito e ci togliamo questo pensiero
- Ma, ma...io non posso. Come faccio ad uscire di qui?
- E che ci vuole? Basta che salti come faccio io e sei subito fuori. Guarda, fai un salto su quella pianta, poi un balzo di qua, un altro salto più a destra e ecco fatto!
- Io non sono capace di saltare come fai tu, come te lo devo dire? Io non salto!
- Come non salti? Ma se continui a saltellare come un dannato! Spiccane uno un po’ più grande e il gioco è fatto. Non capisco perché fai tutte queste storie: non avrai mica paura, vero?
- No, no, che c’entra la paura! Io non ho paura di nessuno. È che non lo posso proprio fare. Beh, sì, insomma, io posso fare tanti piccoli balzi e saltelli, ma non posso proprio fare come fai tu e arrampicarmi ovunque. Non posso proprio, ti giuro che non posso.
- Come sarebbe a dire che non puoi? Cosa significa esattamente? Ti fa male una zampa? La coda mi sembra che la muovi bene...Perfino Dimitri, lento e pigro com’è, se vuole riesce a fare un salto del genere. E se lo può fare lui, stai tranquillo che lo possono fare tutti
- Io proprio no, come telo devo dire? Io non posso, non sono capace, non mi riesce proprio
- Bah, questa cosa è proprio strana. Siamo più o meno della stessa misura, io ce la faccio e tu no? Non mi sembra possibile. Dai, almeno provaci: ti aiuto io se sei in difficoltà
- No, è inutile che insisti o che tenti di aiutarmi. Io non posso, non so come spiegartelo, non è nella mia natura
- Natura? Cosa c’entra la natura? Di cosa stai parlando? Dai, smettila di fare tante storie e almeno provaci
- Non ti ha detto niente nessuno? Possibile? Io sono un cane e tu un gatto: non siamo uguali noi due
- Questa poi...Che cosa sei tu? Un cane? Cos’è un cane? E io sarei un gatto? Che cosa significa? A me sembra che siamo quasi uguali. Perché non possiamo fare le stesse cose?
domenica 23 giugno 2019
domenica 16 giugno 2019
Il teorema delle parallele
Bartolomeo e la mamma
- Dove stai andando, giovanotto?
- Fuori
- Fuori dove? Con chi? Quando torni?
- Uffa, mamma, sono grande, adesso, e voglio poter uscire ed andare in giro liberamente. Fa caldo, è estate, le serate sono favolose e io voglio star fuori. Hai visto che meraviglia? C’e un mondo fantastico là fuori e io voglio esplorarlo tutto
- Il problema non è stare all’aperto, lo capisco anch’io che uscire è bellissimo. Il problema è a che ora torni e con chi sei
- Tornerò quando sarò stanco e starò in compagnia dei miei amici
- Cosa vuol dire quando sarai stanco? A che ora, esattamente? E chi sono questi amici? Li conosco? Perché qualche volta non li inviti qui a casa per una merenda?
- Ecco, lo sapevo, tu mi vuoi controllare. Tu non ti fidi di me
- Sì che mi fido, vorrei solo conoscere anche i tuoi amici. E di Serafina che mi dici? Perché viene a cercarti fin sulla porta di casa, ma non la fai mai entrare? Mi piacerebbe davvero conoscerla, è così carina...
- Sarà anche carina, ma è una ragazzetta ed è una gran rompiscatole. E poi mi sta sempre appiccicata e non mi lascia mai stare solo con i miei amici
- Chi sono questi fantomatici amici? Ehi, fermati, dimmi qualcosa di più su di loro. Torna qua...parliamone. Ehi, Nano, tu ne sai qualcosa di più di questi nuovi amici di Bartolomeo?
- Amici? Amici di Bartolomeo? Bah, io non ne so niente. Guarda che Bartolomeo racconta un mucchio di storie inventate: l’ho sentito io vantarsi con la sua amica Serafina di aver fatto un sacco di prodezze strane quando la verità è tutta un’altra: inseguendo insettini e farfalle si è perso nell’erba alta del campo dietro casa nostra, altro che lotta all’ultimo sangue nella giungla! Piccolo e grigio com’è, non era più capace di orientarsi e, vuoi per il caldo, vuoi per la paura, non riusciva più a ritrovare la strada di casa. Alla fine, quando è ritornato sano e salvo, a quel punto si è sentito un eroe senza macchia e senza paura e si è inventato tutta una favola per farsi bello agli occhi della sua amica! E quella sciocchina gli ha creduto, è questo il bello! Due babalucchi, non ci sono altri termini per descriverli. O, piuttosto, Dio li fa e poi li accoppia
- Dai, Nano, non essere acido: è normale infiocchettare una brutta avventura per apparire migliori di quanto non siamo. Speriamo solo che Bartolomeo abbia imparato la lezione e non si cacci in altri guai
- Guai? Che guai? Chi si è cacciato in un guaio?
- Nessuno, Dimitri, stai tranquillo. Con il Nano ci chiedevamo chi potrebbero essere i nuovi amici di Bartolomeo. Tu ne sai niente?
- Niente so e niente voglio sapere. Quel ragazzino si agita troppo per i miei gusti. E poi fa caldo: chi ha la forza di pensare agli amici con questo caldo. E di agitarsi, poi: no, non se ne parla proprio. Penso che schiaccerò un sonnellino all’ombra sotto la siepe
- Beh, ragazzi, fatemi un piacere, date sempre un’occhio a quel piccoletto e fatemi sapere cosa combina
- Dai, Nano, ci pensi tu, vero? Vai avanti che io ti raggiungo con calma. Con questo caldo dobbiamo economizzare le energie: tu corri e poi mi riferisci e poi io decido che cosa devi fare. Adesso vai che mi devo riposare: con tutto questo pensare mi sto proprio esaurendo
- Dove stai andando, giovanotto?
- Fuori
- Fuori dove? Con chi? Quando torni?
- Uffa, mamma, sono grande, adesso, e voglio poter uscire ed andare in giro liberamente. Fa caldo, è estate, le serate sono favolose e io voglio star fuori. Hai visto che meraviglia? C’e un mondo fantastico là fuori e io voglio esplorarlo tutto
- Il problema non è stare all’aperto, lo capisco anch’io che uscire è bellissimo. Il problema è a che ora torni e con chi sei
- Tornerò quando sarò stanco e starò in compagnia dei miei amici
- Cosa vuol dire quando sarai stanco? A che ora, esattamente? E chi sono questi amici? Li conosco? Perché qualche volta non li inviti qui a casa per una merenda?
- Ecco, lo sapevo, tu mi vuoi controllare. Tu non ti fidi di me
- Sì che mi fido, vorrei solo conoscere anche i tuoi amici. E di Serafina che mi dici? Perché viene a cercarti fin sulla porta di casa, ma non la fai mai entrare? Mi piacerebbe davvero conoscerla, è così carina...
- Sarà anche carina, ma è una ragazzetta ed è una gran rompiscatole. E poi mi sta sempre appiccicata e non mi lascia mai stare solo con i miei amici
- Chi sono questi fantomatici amici? Ehi, fermati, dimmi qualcosa di più su di loro. Torna qua...parliamone. Ehi, Nano, tu ne sai qualcosa di più di questi nuovi amici di Bartolomeo?
- Amici? Amici di Bartolomeo? Bah, io non ne so niente. Guarda che Bartolomeo racconta un mucchio di storie inventate: l’ho sentito io vantarsi con la sua amica Serafina di aver fatto un sacco di prodezze strane quando la verità è tutta un’altra: inseguendo insettini e farfalle si è perso nell’erba alta del campo dietro casa nostra, altro che lotta all’ultimo sangue nella giungla! Piccolo e grigio com’è, non era più capace di orientarsi e, vuoi per il caldo, vuoi per la paura, non riusciva più a ritrovare la strada di casa. Alla fine, quando è ritornato sano e salvo, a quel punto si è sentito un eroe senza macchia e senza paura e si è inventato tutta una favola per farsi bello agli occhi della sua amica! E quella sciocchina gli ha creduto, è questo il bello! Due babalucchi, non ci sono altri termini per descriverli. O, piuttosto, Dio li fa e poi li accoppia
- Dai, Nano, non essere acido: è normale infiocchettare una brutta avventura per apparire migliori di quanto non siamo. Speriamo solo che Bartolomeo abbia imparato la lezione e non si cacci in altri guai
- Guai? Che guai? Chi si è cacciato in un guaio?
- Nessuno, Dimitri, stai tranquillo. Con il Nano ci chiedevamo chi potrebbero essere i nuovi amici di Bartolomeo. Tu ne sai niente?
- Niente so e niente voglio sapere. Quel ragazzino si agita troppo per i miei gusti. E poi fa caldo: chi ha la forza di pensare agli amici con questo caldo. E di agitarsi, poi: no, non se ne parla proprio. Penso che schiaccerò un sonnellino all’ombra sotto la siepe
- Beh, ragazzi, fatemi un piacere, date sempre un’occhio a quel piccoletto e fatemi sapere cosa combina
- Dai, Nano, ci pensi tu, vero? Vai avanti che io ti raggiungo con calma. Con questo caldo dobbiamo economizzare le energie: tu corri e poi mi riferisci e poi io decido che cosa devi fare. Adesso vai che mi devo riposare: con tutto questo pensare mi sto proprio esaurendo
domenica 9 giugno 2019
Il teorema delle parallele
Bartolomeo e Serafina
- Bartolomeo...Bartolomeo...Bartolomeoooo...
- Siii, cosa c’è?
- Allora ci sei! Sei proprio tornato...
- No, sono ancora via. Quello che vedi è il mio ologramma
- Ologramma? Cos’è un ologramma? È una brutta malattia? Stai male?
- Male? Perché dovrei star male?
- Ma, non so, sei sparito per due giorni e la tua mamma dava i numeri: ha vagato tutto il tempo chiamandoti disperata sicura che ti avessero rapito, immaginando ogni possibile disgrazia. Adesso tu mi dici che hai l’ologramma: non ho mai sentito di questa malattia, ma suona molto brutta. Come stai? Come ti senti?
- Lascia perdere. Sto benissimo e in quanto alla mia mamma, lo sai anche tu com’è ansiosa ed apprensiva. Non vuol capire che adesso sono grande e ho anch’io diritto alla mia libertà e ad andare dove voglio
- Perché non mi hai chiamata che venivo con te? Io ti vengo a chiamare ogni giorno per andare a giocare insieme, perché tu non lo fai? Allora non sei più mio amico...
- Perché tu sei una femminuccia e non puoi fare tutto quello che faccio io. Hai visto che bella pantera sono diventato? Mi hai visto bene? Io sì che adesso posso esplorare il mondo: sono una vera belva selvaggia e tutti, ma proprio tutto, mi rispettano e mi temono
- Che cosa stai insinuando? Che io non sia una belva selvaggia e spaventosa? Anch’io faccio paura, cosa credi? Non hai visto come le farfalle mi girano al largo? Come temono la mia zampata assassina?
- La tua che? Zampata assassina? Ma se sembri la vispa Teresa! Le ragazzine come te non sanno neppure come sia fatto, che ne so, un vero grillo! Dai, dillo, tu hai mai visto un grillo da vicino? È una cicala in persona? Sono dei mostri terribili, cattivissimi, talmente pericolosi che ti basta guardarli negli occhi per rimanere fulminato!
- Oh, mamma! E tu hai visto dei mostri del genere? Da vicino vicino? Li hai anche toccati?
- Certo che li ho visti da vicino, sciocca! Abbiamo lottato come disperati, in mezzo ad una giungla veramente selvaggia ed inospitale. È stato veramente terribile: ad un certo punto ero solo, circondato da nemici agguerritissimi, con la giungla che mi voleva nascondere a tutti i costi, in mezzo ad una vegetazione che mi avviluppava da tutte le parti...È stato tremendo, tremendo ti dico. Non ci sono altre parole per descriverlo
- Ma, dimmi, come ci sei arrivato nella giungla? È tanto lontana da qui? Come hai trovato la strada?
Io non saprei come fare. Tu come hai fatto?
- Certo che tu non sai come fare! Sei una femminuccia, te l’ho detto. Queste sono cose da uomini, non da ragazzine. Come ho fatto a trovare la giungla? Una mattina ho visto un insettino e mi sono messo ad inseguirlo: mi sembrava piccolo e sul momento volevo solo giocarci un po’. Invece mi ha trascinato in un paese misterioso dove sono stato subito circondato da mostri giganteschi che mi volevano distruggere. Allo io mi sono armato di tutto il mio coraggio e ho cominciato a sferrare colpi a destra e a manca, ho lottato con tutte le mie forze con dei corpo a corpo all’ultimo sangue. È stato veramente terribile, non hai idea quanto!, ma, alla fine sono riuscito a sconfiggerli tutti e a tornare a casa
- La tua mamma lo sa? Secondo me, le viene un colpo. Sapere che il suo piccolino ha corso tanti pericoli! Però sei stato veramente bravo, non ci sono dubbi. Non è mica da tutti affrontare da soli un intero esercito di nemici e sconfiggerli tutti. La prossima volta mi porti? Dai, anch’io voglio venire con te
- Non se ne parla neppure, te l’ho detto. Non son cose da femmine
- Allora non sei più mio amico. Ecco
- Bartolomeo...Bartolomeo...Bartolomeoooo...
- Siii, cosa c’è?
- Allora ci sei! Sei proprio tornato...
- No, sono ancora via. Quello che vedi è il mio ologramma
- Ologramma? Cos’è un ologramma? È una brutta malattia? Stai male?
- Male? Perché dovrei star male?
- Ma, non so, sei sparito per due giorni e la tua mamma dava i numeri: ha vagato tutto il tempo chiamandoti disperata sicura che ti avessero rapito, immaginando ogni possibile disgrazia. Adesso tu mi dici che hai l’ologramma: non ho mai sentito di questa malattia, ma suona molto brutta. Come stai? Come ti senti?
- Lascia perdere. Sto benissimo e in quanto alla mia mamma, lo sai anche tu com’è ansiosa ed apprensiva. Non vuol capire che adesso sono grande e ho anch’io diritto alla mia libertà e ad andare dove voglio
- Perché non mi hai chiamata che venivo con te? Io ti vengo a chiamare ogni giorno per andare a giocare insieme, perché tu non lo fai? Allora non sei più mio amico...
- Perché tu sei una femminuccia e non puoi fare tutto quello che faccio io. Hai visto che bella pantera sono diventato? Mi hai visto bene? Io sì che adesso posso esplorare il mondo: sono una vera belva selvaggia e tutti, ma proprio tutto, mi rispettano e mi temono
- Che cosa stai insinuando? Che io non sia una belva selvaggia e spaventosa? Anch’io faccio paura, cosa credi? Non hai visto come le farfalle mi girano al largo? Come temono la mia zampata assassina?
- La tua che? Zampata assassina? Ma se sembri la vispa Teresa! Le ragazzine come te non sanno neppure come sia fatto, che ne so, un vero grillo! Dai, dillo, tu hai mai visto un grillo da vicino? È una cicala in persona? Sono dei mostri terribili, cattivissimi, talmente pericolosi che ti basta guardarli negli occhi per rimanere fulminato!
- Oh, mamma! E tu hai visto dei mostri del genere? Da vicino vicino? Li hai anche toccati?
- Certo che li ho visti da vicino, sciocca! Abbiamo lottato come disperati, in mezzo ad una giungla veramente selvaggia ed inospitale. È stato veramente terribile: ad un certo punto ero solo, circondato da nemici agguerritissimi, con la giungla che mi voleva nascondere a tutti i costi, in mezzo ad una vegetazione che mi avviluppava da tutte le parti...È stato tremendo, tremendo ti dico. Non ci sono altre parole per descriverlo
- Ma, dimmi, come ci sei arrivato nella giungla? È tanto lontana da qui? Come hai trovato la strada?
Io non saprei come fare. Tu come hai fatto?
- Certo che tu non sai come fare! Sei una femminuccia, te l’ho detto. Queste sono cose da uomini, non da ragazzine. Come ho fatto a trovare la giungla? Una mattina ho visto un insettino e mi sono messo ad inseguirlo: mi sembrava piccolo e sul momento volevo solo giocarci un po’. Invece mi ha trascinato in un paese misterioso dove sono stato subito circondato da mostri giganteschi che mi volevano distruggere. Allo io mi sono armato di tutto il mio coraggio e ho cominciato a sferrare colpi a destra e a manca, ho lottato con tutte le mie forze con dei corpo a corpo all’ultimo sangue. È stato veramente terribile, non hai idea quanto!, ma, alla fine sono riuscito a sconfiggerli tutti e a tornare a casa
- La tua mamma lo sa? Secondo me, le viene un colpo. Sapere che il suo piccolino ha corso tanti pericoli! Però sei stato veramente bravo, non ci sono dubbi. Non è mica da tutti affrontare da soli un intero esercito di nemici e sconfiggerli tutti. La prossima volta mi porti? Dai, anch’io voglio venire con te
- Non se ne parla neppure, te l’ho detto. Non son cose da femmine
- Allora non sei più mio amico. Ecco
mercoledì 6 giugno 2018
La gatta che si credeva il dottor Kildare - fine
Pallo non c’è più.
Se n’è andata una mattina di giugno, sparendo fra i meandri più segreti del giardino, gli stessi da cui era comparsa cucciola quindici anni fa.
Mi continuo a ripetere che è successo in un periodo in cui non potrei essere più stanca e demoralizzata ed è per questo che sono così abbattuta. La verità è che non riesco a darmi pace.
Mi manca moltissimo.
Da quando non mi sveglia più al mattino, mi alzo sempre prima.
Dimitri ci prova a sostituirla, ma non è la stessa cosa.
Con lei se n’è andata per sempre l’infanzia dei miei figli, la preoccupazione costante di accudire qualcuno che ti ama incondizionatamente e che dipende solo da te, la silenziosa coscienza per il mio stile di vita spesso scombinato e caotico.
Guardandola attraversare lentamente il giardino ho giurato a me stessa che non avrei mai più avuto un gatto. Basta, non voglio più stare così male.
Poi, però, mi sono chiesta se sarei in grado di rinunciare al miracolo di un legame, di un affetto, solo perché sono destinata un giorno a perderlo. È un po’ come non voler più nascere per non dover poi perdere i propri genitori.
Avrò ancora pelosi, ci discuterò e ci litigherò, nessuno sarà mai come Pallo, questo no, ma ci saranno altri gatti perché non sarò mai capace di privarmi dell’infinito privilegio di averli nella mia vita.
Questa serie di racconti finisce qui, perché non sono capace di scriverli da sola, senza il mio ghost writer mi mancano le idee e le parole, cancello e ricancello, mi sembra di sapere più esprimere niente.
Eppure il desiderio di scrivere è ancora forte: da tempo penso a qualcosa di nuovo e forse adesso è arrivato il momento di provarci sul serio. Con le spalle coperte dal mio nume tutelare e dalla sua infinita saggezza, mi baloccavo fra idee diverse sicura che comunque avrei avuto lei a sorreggermi e a guidarmi.
Adesso sono sola e la cosa mi terrorizza. Ce la farò?
Non ne ho proprio idea, ma ci devo almeno provare, altrimenti a cosa sarebbero serviti questi anni insieme
Se n’è andata una mattina di giugno, sparendo fra i meandri più segreti del giardino, gli stessi da cui era comparsa cucciola quindici anni fa.
Mi continuo a ripetere che è successo in un periodo in cui non potrei essere più stanca e demoralizzata ed è per questo che sono così abbattuta. La verità è che non riesco a darmi pace.
Mi manca moltissimo.
Da quando non mi sveglia più al mattino, mi alzo sempre prima.
Dimitri ci prova a sostituirla, ma non è la stessa cosa.
Con lei se n’è andata per sempre l’infanzia dei miei figli, la preoccupazione costante di accudire qualcuno che ti ama incondizionatamente e che dipende solo da te, la silenziosa coscienza per il mio stile di vita spesso scombinato e caotico.
Guardandola attraversare lentamente il giardino ho giurato a me stessa che non avrei mai più avuto un gatto. Basta, non voglio più stare così male.
Poi, però, mi sono chiesta se sarei in grado di rinunciare al miracolo di un legame, di un affetto, solo perché sono destinata un giorno a perderlo. È un po’ come non voler più nascere per non dover poi perdere i propri genitori.
Avrò ancora pelosi, ci discuterò e ci litigherò, nessuno sarà mai come Pallo, questo no, ma ci saranno altri gatti perché non sarò mai capace di privarmi dell’infinito privilegio di averli nella mia vita.
Questa serie di racconti finisce qui, perché non sono capace di scriverli da sola, senza il mio ghost writer mi mancano le idee e le parole, cancello e ricancello, mi sembra di sapere più esprimere niente.
Eppure il desiderio di scrivere è ancora forte: da tempo penso a qualcosa di nuovo e forse adesso è arrivato il momento di provarci sul serio. Con le spalle coperte dal mio nume tutelare e dalla sua infinita saggezza, mi baloccavo fra idee diverse sicura che comunque avrei avuto lei a sorreggermi e a guidarmi.
Adesso sono sola e la cosa mi terrorizza. Ce la farò?
Non ne ho proprio idea, ma ci devo almeno provare, altrimenti a cosa sarebbero serviti questi anni insieme
domenica 25 marzo 2018
La gatta che si credeva il dottor Kildare - 16
In casa ho i miei posti preferiti dove lavorare. Ne ho due in particolare, il tavolo della cucina e il lato destro del divano, sono solo miei, in famiglia lo sanno tutti e in genere li rispettano.
Tutti tranne Pallo, naturalmente. Lei è del tutto impermeabile al concetto di proprietà e in particolare secondo lei, ciò che è mio è suo per definizione. Adesso, per esempio, sta dormendo beata nella mia metà del divano e con la solita modestia che la contraddistingue occupa tutto lo spazio disponibile. È incredibile quanto possa diventare ingombrante un gatto quando decide di impegnarsi.
- Per piacere, ti puoi spostare. Questo è il mio posto
- Non lo vedi che mi sto riposando? Sono stanca, sai? Se proprio vuoi stare qui, mettiti pure dall’altra parte, tanto è uguale
- No, non è uguale. Il mio posto è questo e lo voglio
- Quanto sei fiscale. Che differenza fa? Mettiti pure lì e lasciami tranquilla: te l’ho detto, sono stanca e vorrei riposare tranquilla. Se proprio vuoi stare qui, non ti agitare troppo e non fare troppa confusione e non accendere la televisione perché in questo momento mi da fastidio.
- Voglio il mio posto. Subito. È mio e lo voglio
- Mio, tuo, che cosa significa? Tu eri in giro e io mi sono sistemata comoda. Non capisco perché fai tante storie. Il divano è grande, guarda che ci stai anche tu, basta solo che non mi disturbi
- Un accidenti! Io sto sempre da questo lato e qui voglio stare. È la mia parte, è il mio posto, vacci tu dall’altra parte. Te ne stai approfittando perché sono andata a fare la spesa, ma adesso sono a casa e voglio subito il mio posto
- Uffa, come sei noiosa. A proposito, hai comprato i croccantini per i pelosi di tuo marito? Ultimamente Filtri si fa vedere sempre più spesso nella mia cucina in cerca di un po’ di cibo: devi fare assolutamente qualcosa per evitare che ce la ritroviamo così spesso tra i piedi. Come si permette? Questa è la mia casa e la mia cucina e non ci voglio incontrare certe sciroccate antipatiche.
- Ma come? La mia cucina, la mia casa? Adesso sei tu che ne fai una questione di proprietà? Certo che cambi molto velocemente idea quando ti fa comodo
- Io? Scherzi,vero? Vuoi mettere la mia cucina e la mia casa con il tuo posto sul divano? Hai il senso delle proporzioni e delle priorità? La cucina è il cuore della casa, la stanza più importante, niente a che vedere con un posto qualunque su uno stupido divano. Secondo me, capisci veramente poco: come puoi pensare anche per un solo secondo di mettere sullo stesso piano la mia cucina con il tuo posto sul divano. Il divano è grande: se proprio ti ci devi sedere, ne hai di posto! Pensa te, se devi fare tutte queste tragedie per il posto in cui ti devi sedere! E mentre fai tutte queste storie inutili, sei disposta ad abbandonare la mia cucina all’invasione della prima gatta morta che passa per strada
- Posso riavere almeno il mio cuscino preferito?
- Vuoi altro? Anche il cuscino, adesso. Avanti, prenditelo e vedi di lasciarmi un po’ in pace. Anche il cuscino! Questi umani sono proprio ossessionati dal concetto di proprietà! È mio, è mio, non sanno proprio dire altro. Quanto sono noiosi!
Tutti tranne Pallo, naturalmente. Lei è del tutto impermeabile al concetto di proprietà e in particolare secondo lei, ciò che è mio è suo per definizione. Adesso, per esempio, sta dormendo beata nella mia metà del divano e con la solita modestia che la contraddistingue occupa tutto lo spazio disponibile. È incredibile quanto possa diventare ingombrante un gatto quando decide di impegnarsi.
- Per piacere, ti puoi spostare. Questo è il mio posto
- Non lo vedi che mi sto riposando? Sono stanca, sai? Se proprio vuoi stare qui, mettiti pure dall’altra parte, tanto è uguale
- No, non è uguale. Il mio posto è questo e lo voglio
- Quanto sei fiscale. Che differenza fa? Mettiti pure lì e lasciami tranquilla: te l’ho detto, sono stanca e vorrei riposare tranquilla. Se proprio vuoi stare qui, non ti agitare troppo e non fare troppa confusione e non accendere la televisione perché in questo momento mi da fastidio.
- Voglio il mio posto. Subito. È mio e lo voglio
- Mio, tuo, che cosa significa? Tu eri in giro e io mi sono sistemata comoda. Non capisco perché fai tante storie. Il divano è grande, guarda che ci stai anche tu, basta solo che non mi disturbi
- Un accidenti! Io sto sempre da questo lato e qui voglio stare. È la mia parte, è il mio posto, vacci tu dall’altra parte. Te ne stai approfittando perché sono andata a fare la spesa, ma adesso sono a casa e voglio subito il mio posto
- Uffa, come sei noiosa. A proposito, hai comprato i croccantini per i pelosi di tuo marito? Ultimamente Filtri si fa vedere sempre più spesso nella mia cucina in cerca di un po’ di cibo: devi fare assolutamente qualcosa per evitare che ce la ritroviamo così spesso tra i piedi. Come si permette? Questa è la mia casa e la mia cucina e non ci voglio incontrare certe sciroccate antipatiche.
- Ma come? La mia cucina, la mia casa? Adesso sei tu che ne fai una questione di proprietà? Certo che cambi molto velocemente idea quando ti fa comodo
- Io? Scherzi,vero? Vuoi mettere la mia cucina e la mia casa con il tuo posto sul divano? Hai il senso delle proporzioni e delle priorità? La cucina è il cuore della casa, la stanza più importante, niente a che vedere con un posto qualunque su uno stupido divano. Secondo me, capisci veramente poco: come puoi pensare anche per un solo secondo di mettere sullo stesso piano la mia cucina con il tuo posto sul divano. Il divano è grande: se proprio ti ci devi sedere, ne hai di posto! Pensa te, se devi fare tutte queste tragedie per il posto in cui ti devi sedere! E mentre fai tutte queste storie inutili, sei disposta ad abbandonare la mia cucina all’invasione della prima gatta morta che passa per strada
- Posso riavere almeno il mio cuscino preferito?
- Vuoi altro? Anche il cuscino, adesso. Avanti, prenditelo e vedi di lasciarmi un po’ in pace. Anche il cuscino! Questi umani sono proprio ossessionati dal concetto di proprietà! È mio, è mio, non sanno proprio dire altro. Quanto sono noiosi!
domenica 18 marzo 2018
La gatta che si credeva il dottor Kildare - 15
Da quando abbiamo litigato Pallo mi parla solo muso contro muso, con il naso a non più di quindici centimetri dal mio. Oltre a pesarmi sullo stomaco, comincio a trovare piuttosto inquietante questo suo modo di starmi incollata neppure fossi diventata cieca, sorda e anche un po’ stupida.
- Vuoi smetterla di starmi così appiccicata? Non mi fai neppure respirare
- Quando ti parlo mi piacerebbe essere almeno ascoltata. Fai sempre cento cose insieme e non mi presti praticamente attenzione. È inutile che mi ripeti che mi stai ascoltando, tanto non ti credo. Se non ti obbligo in qualche modo, neppure mi senti. Sei sempre stanca, distratta, indaffarata: un giorno o l’altro trovo il sistema di manometterti il computer. Non è possibile che appena sei a casa hai quel coso malefico tra le mani e non ti occupi d’altro. Non ne posso più, e non sono la sola; ce l’hai ancora una vita privata? Te lo chiedi qualche volta?
Brutta domanda, non ci voglio proprio pensare. In più, che me lo chieda una gatta è proprio il colmo. Il gatto non era quell’animale indipendente, orgoglioso, libero? Una volta si diceva che il gatto si lega alla casa e non agli umani: proprio a me doveva capitare l’unica gatta legatissima alle persone e a me in particolare?
No, aspetta, il fatto che Pallo sia legatissima a me in realtà mi fa un grandissimo piacere. Non glielo confesserei mai, e neppure deve mai immaginarlo, ma senza di lei sarei persa. Però è anche una rompiscatole stratosferica, è la mia coscienza ed è per questo che certe volte non la sopporto proprio.
- Stai sentendo quello che dico? Guardami: mi rispondi? Cosa ne è della tua vita privata? Nell’ultimo mese quanto tempo hai dedicato a tutti noi? E a te stessa? Ti prego, fermati e rifletti. Dimmi: qual è stata l’ultima volta in cui hai fatto qualcosa solo perché ti faceva piacere senza sentirti in colpa per aver trascurato qualcos’altro? Forza, dimmelo guardandomi negli occhi
- Faccio solo quello in cui credo e non mi ci ha obbligato nessuno. È vero, ogni tanto mi assumo più impegni di quanto non riesca a gestire con tranquillità; in altri momenti sono così stanca da sentirmi incapace di andare avanti; ci sono anche momenti in cui mi deprimo perché mi sembra di correre, correre, ma di non arrivare a niente. È la vita, cosa ci vuoi fare? Però cerco di non trascurare nessuno, di essere sempre presente per chi ne ha bisogno, di non tralasciare nulla di importante. Perlomeno ci provo, magari non sempre ci riesco, ma ci continuo a provare e mi impegno
- Eccola che ricomincia! Certo che sei proprio un bel tipo: fuori di testa, in perenne movimento, sempre in affanno, e contemporaneamente piena di sensi di colpa per tutto quello che non riesci a fare. Sei fuori di testa, non ci sono altre spiegazioni. A mali estremi, estremi rimedi. Qui serve il Nano. Hai presente il nostro Nano? Scombinato, brontolone, pettegolo: secondo me è l’unico che ti può spiegare come si fa a stare al stare al mondo. Se non ti fidi di me, guarda lui: ti sembra uno che si agiti tanto? Eppure si occupa di tutti, coccola e spupazza tutti, fra una chiacchiera e una protesta ha un momento per tutti. Si prende anche un sacco di tempo per sé, quando decide di andarsene per i fatti suoi nessuno lo può fermare. Ecco, tu dovresti proprio prendere esempio da lui e imparare a non affrontare ogni cosa come se ne andasse della tua vita
- Questa poi, adesso dovrei prendere esempio da un gatto! Ho una gatta che non solo mi fa la predica tre volte al giorno, ma mi spinge anche a prendere lezioni da una sottospecie di peloso smidollato e chiacchierone
- Punto primo: il Nano lo posso criticare solo io che sono sua pari, anzi il suo capo branco. Chi sei tu per pretendere di capire un felino? Tu sei solo un’umana e capisci decisamente poco delle nostre cose. Punto secondo: che cosa c’è di male a prendere lezioni da un gatto? Chiunque faccia una cosa giusta, costituisce un buon esempio da seguire, indipendentemente da chi è. Da quando in qua sei diventata anche di mentalità ristretta?
- La vuoi smettere? Io non ho una mentalità ristretta, o almeno non credo, ma avere come modello un gatto non mi sembra proprio il massimo.
- Certo, per te esistono solo gli umani geniali e importanti, ma secondo me puoi imparare molto più da un gatto, se non altro perché è molto di più alla tua altezza. E bada che non è da tutti essere all’altezza di un gatto. Anzi, ti ho fatto proprio un gran complimento e dovresti ringraziarmi
- Grazie, onoratissima. Non lo sapevo, ma evidentemente la mia massima aspirazione era essere considerata da dei pelosi una di loro. Così va il mondo: una fa di tutto per cercare di apparire seria e credibile come persona e alla fine ottiene di farsi accettare da una banda di gatti. Beh, mi poteva andare peggio
- Vuoi smetterla di starmi così appiccicata? Non mi fai neppure respirare
- Quando ti parlo mi piacerebbe essere almeno ascoltata. Fai sempre cento cose insieme e non mi presti praticamente attenzione. È inutile che mi ripeti che mi stai ascoltando, tanto non ti credo. Se non ti obbligo in qualche modo, neppure mi senti. Sei sempre stanca, distratta, indaffarata: un giorno o l’altro trovo il sistema di manometterti il computer. Non è possibile che appena sei a casa hai quel coso malefico tra le mani e non ti occupi d’altro. Non ne posso più, e non sono la sola; ce l’hai ancora una vita privata? Te lo chiedi qualche volta?
Brutta domanda, non ci voglio proprio pensare. In più, che me lo chieda una gatta è proprio il colmo. Il gatto non era quell’animale indipendente, orgoglioso, libero? Una volta si diceva che il gatto si lega alla casa e non agli umani: proprio a me doveva capitare l’unica gatta legatissima alle persone e a me in particolare?
No, aspetta, il fatto che Pallo sia legatissima a me in realtà mi fa un grandissimo piacere. Non glielo confesserei mai, e neppure deve mai immaginarlo, ma senza di lei sarei persa. Però è anche una rompiscatole stratosferica, è la mia coscienza ed è per questo che certe volte non la sopporto proprio.
- Stai sentendo quello che dico? Guardami: mi rispondi? Cosa ne è della tua vita privata? Nell’ultimo mese quanto tempo hai dedicato a tutti noi? E a te stessa? Ti prego, fermati e rifletti. Dimmi: qual è stata l’ultima volta in cui hai fatto qualcosa solo perché ti faceva piacere senza sentirti in colpa per aver trascurato qualcos’altro? Forza, dimmelo guardandomi negli occhi
- Faccio solo quello in cui credo e non mi ci ha obbligato nessuno. È vero, ogni tanto mi assumo più impegni di quanto non riesca a gestire con tranquillità; in altri momenti sono così stanca da sentirmi incapace di andare avanti; ci sono anche momenti in cui mi deprimo perché mi sembra di correre, correre, ma di non arrivare a niente. È la vita, cosa ci vuoi fare? Però cerco di non trascurare nessuno, di essere sempre presente per chi ne ha bisogno, di non tralasciare nulla di importante. Perlomeno ci provo, magari non sempre ci riesco, ma ci continuo a provare e mi impegno
- Eccola che ricomincia! Certo che sei proprio un bel tipo: fuori di testa, in perenne movimento, sempre in affanno, e contemporaneamente piena di sensi di colpa per tutto quello che non riesci a fare. Sei fuori di testa, non ci sono altre spiegazioni. A mali estremi, estremi rimedi. Qui serve il Nano. Hai presente il nostro Nano? Scombinato, brontolone, pettegolo: secondo me è l’unico che ti può spiegare come si fa a stare al stare al mondo. Se non ti fidi di me, guarda lui: ti sembra uno che si agiti tanto? Eppure si occupa di tutti, coccola e spupazza tutti, fra una chiacchiera e una protesta ha un momento per tutti. Si prende anche un sacco di tempo per sé, quando decide di andarsene per i fatti suoi nessuno lo può fermare. Ecco, tu dovresti proprio prendere esempio da lui e imparare a non affrontare ogni cosa come se ne andasse della tua vita
- Questa poi, adesso dovrei prendere esempio da un gatto! Ho una gatta che non solo mi fa la predica tre volte al giorno, ma mi spinge anche a prendere lezioni da una sottospecie di peloso smidollato e chiacchierone
- Punto primo: il Nano lo posso criticare solo io che sono sua pari, anzi il suo capo branco. Chi sei tu per pretendere di capire un felino? Tu sei solo un’umana e capisci decisamente poco delle nostre cose. Punto secondo: che cosa c’è di male a prendere lezioni da un gatto? Chiunque faccia una cosa giusta, costituisce un buon esempio da seguire, indipendentemente da chi è. Da quando in qua sei diventata anche di mentalità ristretta?
- La vuoi smettere? Io non ho una mentalità ristretta, o almeno non credo, ma avere come modello un gatto non mi sembra proprio il massimo.
- Certo, per te esistono solo gli umani geniali e importanti, ma secondo me puoi imparare molto più da un gatto, se non altro perché è molto di più alla tua altezza. E bada che non è da tutti essere all’altezza di un gatto. Anzi, ti ho fatto proprio un gran complimento e dovresti ringraziarmi
- Grazie, onoratissima. Non lo sapevo, ma evidentemente la mia massima aspirazione era essere considerata da dei pelosi una di loro. Così va il mondo: una fa di tutto per cercare di apparire seria e credibile come persona e alla fine ottiene di farsi accettare da una banda di gatti. Beh, mi poteva andare peggio
domenica 4 marzo 2018
La gatta che si credeva il dottor Kildare - 14
Ci sono dei giorni in cui l’universo ce l’ha con te, non ci sono altre spiegazioni.
Lunedì, decisa ad affondare i miei problemi in un una cola senza zucchero, mi accorgo con vivo disappunto che il contenuto della bottiglia è una granita. Ora, se devo ricorrere al supporto di una cola senza zucchero vuol dire che sono proprio in crisi esistenziale; se poi non riesco neppure a berla senza andare direttamente in ibernazione l’umore sprofonda a livelli infimi.
- Ehi, capo, su con la vita! Cos’è quella faccia da funerale?
- Nella cola c’è del ghiaccio. Mi sa che qualcuno l’ha messa in freezer
- Beh, e allora? La granita ti è sempre piaciuta
- In piena estate la granita può essere molto piacevole. Con questo freddo un po’ meno
- Quante storie. Lasciala un po’ di tempo a temperatura ambiente e smettila di lamentarti. Problemi piccoli, soluzioni semplici
Il giorno dopo tutto il contenuto del frigo è congelato. Tutta la frutta, la verdura, perfino le uova sono diventati blocchi di ghiaccio. Tutto. Avevo fatto la spesa settimanale solo due giorni prima.
Per analogia anche il mio cervello si è congelato. Un solo pensiero fisso, cristallizzato: il frigo non mi può abbandonare proprio adesso, nella settimana più fredda dell’anno. Sono del tutto impreparata ad affrontare una tragedia del genere e non so cosa fare.
- Sei diventata matta? Prima mangi l’insalata ghiacciata e poi batti i denti per il freddo? Su, su, capo, riprenditi, rinsavisci, cerca di ragionare: hai perso buon senso e raziocinio. Non puoi ostinarti a mangiare la verdura cruda se si è congelata. O la cuoci o la butti via. Può essere questo un vero problema? Hai il senso della realtà?
- Non ti ci mettere anche tu! Cosa vorresti che facessi? Che cuocessi l’insalata? Oppure butto via tutto? Non esiste! Piuttosto la mangio congelata, ma non la butto via neanche morta. L’ho appena comprata, è freschissima!
- È talmente fresca che è congelata! Basta, adesso calmiamoci e ragioniamo. Hai chiamato un tecnico? Hai cercato qualcuno che ti possa aiutare?
- Dici che dovrei rivolgermi ad un esperto? E come faccio?
- Secondo me, se diventata tutta scema. Fai una ricerca su internet, cerca il centro assistenza più vicino, telefona ed esponi il tuo problema. Non ci vuole una laurea speciale, ti assicuro che ce la puoi fare. Vieni che ti faccio vedere come si fa: accendi il computer e connettiti. Su, da brava, adesso fai questo numero di telefono e vediamo se troviamo qualcuno che ti dia una mano.
Il tecnico è venuto nonostante la neve, ha visitato il malato e ha scoperto che avevamo solo abbassato inavvertitamente troppo il termostato. Il frigo non è malato, la temperatura interna nel giro di poche ore è ritornata alla normalità, e tutto è bene ciò che finisce bene.
Adesso mi sento del tutto cretina, sto riempiendo il contenitore dell’umido e ho il morale sotto i tacchi. Come si fa a non accorgersi di aver abbassato il termostato? Quanta grazia di Dio rovinata.
- Dai, non farne una malattia. Si sa che voi umani siete tutti strani. Non è colpa vostra: siete armati e pericolosi di fronte e situazioni gravissime e poi crollate davanti a delle sciocchezze abissali. Umani, siete solo degli umani. Se non ci fossi io a mantenere i nervi saldi chissà dove andremmo a finire. Sarei proprio curiosa di sapere come fanno quelli che non hanno un peloso nella loro vita: è un miracolo che riescano a sopravvivere, te lo dico io, te lo dico
(Continua...) .
Lunedì, decisa ad affondare i miei problemi in un una cola senza zucchero, mi accorgo con vivo disappunto che il contenuto della bottiglia è una granita. Ora, se devo ricorrere al supporto di una cola senza zucchero vuol dire che sono proprio in crisi esistenziale; se poi non riesco neppure a berla senza andare direttamente in ibernazione l’umore sprofonda a livelli infimi.
- Ehi, capo, su con la vita! Cos’è quella faccia da funerale?
- Nella cola c’è del ghiaccio. Mi sa che qualcuno l’ha messa in freezer
- Beh, e allora? La granita ti è sempre piaciuta
- In piena estate la granita può essere molto piacevole. Con questo freddo un po’ meno
- Quante storie. Lasciala un po’ di tempo a temperatura ambiente e smettila di lamentarti. Problemi piccoli, soluzioni semplici
Il giorno dopo tutto il contenuto del frigo è congelato. Tutta la frutta, la verdura, perfino le uova sono diventati blocchi di ghiaccio. Tutto. Avevo fatto la spesa settimanale solo due giorni prima.
Per analogia anche il mio cervello si è congelato. Un solo pensiero fisso, cristallizzato: il frigo non mi può abbandonare proprio adesso, nella settimana più fredda dell’anno. Sono del tutto impreparata ad affrontare una tragedia del genere e non so cosa fare.
- Sei diventata matta? Prima mangi l’insalata ghiacciata e poi batti i denti per il freddo? Su, su, capo, riprenditi, rinsavisci, cerca di ragionare: hai perso buon senso e raziocinio. Non puoi ostinarti a mangiare la verdura cruda se si è congelata. O la cuoci o la butti via. Può essere questo un vero problema? Hai il senso della realtà?
- Non ti ci mettere anche tu! Cosa vorresti che facessi? Che cuocessi l’insalata? Oppure butto via tutto? Non esiste! Piuttosto la mangio congelata, ma non la butto via neanche morta. L’ho appena comprata, è freschissima!
- È talmente fresca che è congelata! Basta, adesso calmiamoci e ragioniamo. Hai chiamato un tecnico? Hai cercato qualcuno che ti possa aiutare?
- Dici che dovrei rivolgermi ad un esperto? E come faccio?
- Secondo me, se diventata tutta scema. Fai una ricerca su internet, cerca il centro assistenza più vicino, telefona ed esponi il tuo problema. Non ci vuole una laurea speciale, ti assicuro che ce la puoi fare. Vieni che ti faccio vedere come si fa: accendi il computer e connettiti. Su, da brava, adesso fai questo numero di telefono e vediamo se troviamo qualcuno che ti dia una mano.
Il tecnico è venuto nonostante la neve, ha visitato il malato e ha scoperto che avevamo solo abbassato inavvertitamente troppo il termostato. Il frigo non è malato, la temperatura interna nel giro di poche ore è ritornata alla normalità, e tutto è bene ciò che finisce bene.
Adesso mi sento del tutto cretina, sto riempiendo il contenitore dell’umido e ho il morale sotto i tacchi. Come si fa a non accorgersi di aver abbassato il termostato? Quanta grazia di Dio rovinata.
- Dai, non farne una malattia. Si sa che voi umani siete tutti strani. Non è colpa vostra: siete armati e pericolosi di fronte e situazioni gravissime e poi crollate davanti a delle sciocchezze abissali. Umani, siete solo degli umani. Se non ci fossi io a mantenere i nervi saldi chissà dove andremmo a finire. Sarei proprio curiosa di sapere come fanno quelli che non hanno un peloso nella loro vita: è un miracolo che riescano a sopravvivere, te lo dico io, te lo dico
(Continua...) .
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